A volte solo immagini, a volte anche parole ... un viaggio verso il lato estremo del sesso (un blog collettivo, dedicato a donne adulte, consapevoli e … molto, molto perverse ... ;-)
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domenica 11 settembre 2011
Pauline Reage e Paola C.: donne che amavano soffrire
Sir Stephen, il padrone di O, non è mai esistito: è solo un personaggio letterario. Sir Stephen è stato creato da Pauline Reage, l'autrice di Histoire d'O. O accetta, per amore, di diventare la schiava di Sir Stephen: viene frustata, marchiata a fuoco, ridotta a un puro oggetto di piacere. O è orgogliosa di essere ciò che è. Ma infine ritrova la libertà: nel seguito di Historie d'O, "Ritorno a Roissy", Sir Stephen viene coinvolto in un omicidio, ricercato dalla polizia, e costretto a lasciare il paese. O è libera.
O, l'eroina creata da Pauline Reage, incarna al meglio le pulsioni masochistiche che spingono alcune donne a cercare l'autoannullamento. O, alla fine, si salva, ed è libera. Ma O è un personaggio letterario. Paola C., invece, era un donna reale. Paola C. era in viaggio, alla ricerca di sè stessa, nel mondo del sesso bdsm. Sono sicuro che Paola C. fosse una donna pura, come O. Purtroppo Paola C. non si è salvata. Paola C. è stata vittima di un tragico gioco bdsm finito male. Pace all'anima sua.
lunedì 15 novembre 2010
Histoire d'O
(L’amore crea dipendenza)
“O ascoltava e tremava di felicità, perché lo amava”.
“Vorrei punirmi per essere stata felice prima di incontrarti”
“Histoire d’O” venne pubblicato nel 1954 a firma Pauline Réage, scatenando reazioni scomposte nella società dell’epoca. Il libro fu messo al bando in Francia, riemerse successivamente in America, per placare la tensione sociale dei gruppi femministi.
La scrittrice si rivelava essere una perfetta sconosciuta pronta a regalare un libro che sa restare intatto nello scrigno segreto di una donna e nella mente di ogni uomo che ne sfoglia avidamente le pagine.
Si scatenarono anatemi e polemiche su quelle che furono, e sono ancora oggi, pagine cariche di un “qualcosa” che non si era mai letto prima. Non era l’uomo a confessare di avventure galanti, di sogni e di illusioni amorose, ma una donna che confessava la felicità della schiavitù, così come scriveva Jaen Paulhan, nella prefazione del libro.
“Finalmente una donna che lo confessa! Cosa confessa? Quel che le donne non hanno mai ammesso, oggi più che mai. Quello che gli uomini hanno sempre rimproverato loro: che sono schiave dei loro istinti; che in loro tutto è sesso, anche lo spirito” (J.Paulhane).
Si credeva che l’Autrice in realtà fosse lo stesso Paulhane, o che lo stesso si fosse fatto aiutare da una donna per descrivere arguzie sensoriali che solo il genere femminile poteva carpire. Illazioni e depistaggi che lasciarono il romanzo avvolto nel mistero.
L’idea di partenza era la creazione letteraria di un personaggio assimilata alla Justine di De Sade, ma con l’espressività di una felicità interiore per il totale annullamento fisico e morale, non di un uomo in particolare come destinatario identificato di un sentimento assoluto, ma dell’idea stessa dell’amore.
Il sadomasochismo nella forma più spietata e iperrealista che poteva essere narrata emerge in tutta la sua nitidezza, senza lasciar spazio alcuno all’immaginazione. Già il fatto che la protagonista venga chiamata solo con l’iniziale del suo nome “O” fa ben capire quale sia l’annientamento della sua personalità, assolutamente voluto, assolutamente desiderato. Una donna pronta a disconoscere anche la sua identità anagrafica e, quindi ogni dignità e diritto, è pronta a qualsiasi cosa, senza rendersi conto dell’abisso a cui è destinata.
Il lettore che si accosta all’Histoire d’O rimane irretito da questa donna che, da classica innamorata, si muove con leggiadria dando tutto di sé, e lo fa con una serenità ed un amore spiazzante. In parallelo, ma solo se la mente vuole soffermarsi, emergono, con crudezza di particolari, le descrizioni erotiche e quelle più brutali dell’abbattimento fisico. Ciò che si delinea, in una sfumatura di dolcezza, è l’analisi del suo annichilimento voluto, cercato e accettato con amore.
“O” è quasi infelice, al limite della disperazione, quando non riceve il trattamento di punizione perpetua, tentando addirittura vane disubbidienze per ottenere ciò a cui aspira il suo essere.
“O” è una fotografa di moda che viene portata dal suo amante, Reneè, nella Villa di Roissy, luogo in cui le donne vengono istruite all’assoluta dedizione e ubbidienza.
“Tu sei soltanto colei che offro”, le dice prima di lasciarla sulla porta.
Un addestramento fatto di torture e di sevizie l’attenderanno oltre quelle mura dorate. Lei accetta tutto senza lasciare traccia di dolore a chi la osserva tra le pagine del libro. Il dolore fisico, al contrario, la illumina e la innalza agli occhi dell’amato. I momenti di tenerezza sono infiniti. Lei ha una dedizione assoluta. Tanto che accetterà di essere ceduta ad un altro uomo, l’algido e spietato Sir Stephen.
“O era impietrita sul sofà come una farfalla infilzata ad uno spillo, un lungo spillo fatto di parole e di sguardi che le trapassavano il centro del corpo e le premevano le reni nude e vigili contro la seta tiepida. Non sapeva dove fossero i suoi seni, né la sua nuca, né le sue mani. La cosa più difficile era semplicemente parlare. Le labbra le bruciavano e la bocca era arsa, un’angoscia fatta di paura e di desiderio le serrava la gola, e le sue mani ritrovate erano fredde e madide. Se almeno avesse potuto chiudere gli occhi. No, non poteva. Due sguardi davano la caccia al suo, sguardi a cui non poteva – né voleva – sfuggire. Essi l’attiravano verso ciò che credeva di aver lasciato per sempre, a Roissy”.
Con questo suo nuovo padrone “O” raggiunge la vetta più alta dell’annullamento. L’ardore e la passione per la violenza fisica e morale (caratteristica che mancava in Reneè) di quest’uomo la spingeranno a gesti che lasciano senza fiato. Come si fa con gli animali di proprietà, le verranno applicati degli anelli speciali e, quindi, verrà marchiata a fuoco nell’estasi finale del suo amore.
O otterrà quello che il suo essere desidera attraverso la totale ubbidienza, in una prova infinita di perversione. Sir Stephen, così glaciale, finirà per essere sconfitto totalmente, e da questo suo indebolimento nascerà l’amore.
Solo in quel momento “O” potrà mutarsi in carnefice dei suoi amanti, uomini o donne che siano, e noi assistere alla liberazione morale di una donna che ama come poche potrebbero accettare di fare, indipendentemente dai metodi utilizzati per dimostrarlo.
Ecco cos’è questo libro. Una lettura scioccante dell’abbattimento di ogni sua difesa fisica e morale; una nudità assoluta del corpo e dell’animo che nulla deve nascondere al suo amore; una freschezza di sentimenti che suscitano non pietà, ma solidarietà.
“Prima di te non sapevo cosa significasse amare”
E' stato tratto da questa storia l’omonimo film del 1975 di Just Jaeckin con Corinne Clery nella parte di “O”.
“Se c’è una parola che mi pervade l’animo quando penso ad O, questa è pudore. Sarebbe troppo arduo motivarla. E’ quel vento che corre incessante, che attraversa tutte le stanze. Così soffia anche in O uno spirito, non saprei dir quale, sempre puro e violento, senza tregua, senza ombre. Uno spirito decisivo, che nulla può turbare, né i sospiri, né gli orrori, né l’estasi, né la nausea”. J.Paulhan.
Immagini tratte da Histoire d'O di Guido Crepax
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giovedì 28 ottobre 2010
O, una schiava felice
Histoire d'O (titolo originale Histoire d'O) è un romanzo erotico, pubblicato nel 1954 dall'autrice francese Dominique Aury sotto lo pseudonimo di Pauline Réage.
"O" ama a tal punto René da accettare, come prova del suo amore, di essere portata in un castello a Roissy dove viene data in uso sessuale ad altri uomini e sperimenta pratiche erotiche di ogni tipo. Frustata, sodomizzata, educata a comportarsi come una vera e propria schiava sessuale, O trova la sua felicità proprio in questo progressivo e totale annullamento della sua volontà, nel quale essa rinuncia alla propria libertà lasciando che sia un uomo a detenerla come una sorta di vera e propria proprietà personale. Tuttavia non sarà René a disporre per sempre di lei come padrone assoluto, ma sir Stephen, l'uomo che esercita una sorta di autorità morale anche su Renè, e che aveva imposto a quest'ultimo di rendere la sua donna una schiava perfetta, per poi infine consegnarla a lui definitivamente.
Pubblicato in francese dall'editore Jean-Jacques Pauvert, il libro destò un certo scandalo. Si è molto discusso su chi si celasse dietro lo pseudonimo dell'autrice, e se si trattasse veramente di una donna. Pare infatti che questo romanzo sia stato scritto a quattro mani da Jean Paulhan e dalla sua amante Anne Descos (la cui prima opera fu un'antologia della poesia religiosa francese). Oltre ad aver probabilmente collaborato alla stesura del romanzo, Paulhan ne ha scritto la prefazione intitolata: "Le bonheur dans l'esclavage" ("La felicità nella schiavitù").
Nel febbraio del 1955 il libro vinse il premio letterario francese Prix des Deux Magots, anche se ciò non impedì alle autorità francesi di avanzare delle accuse per oscenità nei confronti dell'editore. Le accuse vennero respinte dai tribunali, ma venne imposto un divieto a pubblicizzare il libro per diversi anni.
Si ritiene che una fonte di ispirazione del personaggio di O fosse stata la scrittrice francese Janine Aeply, moglie del pittore Jean Fautrier.
Nel 1969 ne fu pubblicato il seguito, intitolato Ritorno a Roissy (Retour à Roissy).
Dal romanzo è stato tratto nel 1975 un film con Corinne Cléry nella parte della protagonista e con Udo Kier in quella di René.
Guido Crepax si è ispirato al romanzo per una raffinatissima versione a fumetti.
Fonte: Wikipedia
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lunedì 9 marzo 2009
Un cuscino per terra.
Non so, forse sono io, oppure no... la prima volta che un uomo, era il mio ragazzo, aveva messo un cuscino per terra davanti ai suoi piedi, non avevo capito.
Eravamo seduti sul divano a casa sua, soli... i suoi erano fuori e sarebbero rientrati tardi. Eravamo molto eccitati, le nostre mani correvano suoi nostri corpi...
Ripensandoci, sembravano quasi in macchina, lui al posto di guida ed io al suo fianco... con la mano carezzavo la sua coscia, il suo petto; sapevo già che lui me l'avrebbe presa con la sua e portata sul gonfiore dei suoi pantaloni. MI piaceva sentire la sua voglia, la sua erezione mentre le sue mani... le sue mani si insinuavano sotto il mio reggiseno toccandomi e procurandomi piacere al contatto con le sue mani... i capezzoli erano turgidi.
La sua lingua saettava nella mai bocca, mi esplorava, si faceva succhiare, passava sui miei denti e poi cercava la mia lingua... era una lotta tra le nostre lingue, ciascuna cercava di entrare nella bocca dell'altro... ma era la mia a soccombere quasi sempre... sconfitta doveva cedere il passo alla sua, che entrava trionfante nella mia bocca, penetrandomi la cavità orale, facendomi presagire altri affondi.
Una volta che mi abbandonavo al mio conquistatore, lui cercava di aprire altri varchi nelle mie difese... poi sentivo la sua mano carezzarmi i capelli, poi diventavano due mani che iniziavano a premere sulla mia nuca... spingendomi la testa verso il basso, giù... adesso il suo sesso era lì davanti alla mia bocca... sentivo il suo odore che mi riempiva le narici, sentivo il calore del mio alito che si rifletteva sulla sua pelle.
Chiudevo gli occhi mentre le mie labbra si schiudevano per accogliere il suo sesso. Facevo il mio compitino con passione ma ancora avevo qualche riluttanza... Paura che lui venisse in bocca... che non fossi sufficientemente brava... poi improvvisamente si alzò... si mise in piedi e prese un cuscino da sopra il divano e lo buttò per terra davanti ai suoi piedi... ero certa che non aveva gradito il mio pompino...
Ma la sua erezione diceva altre cose... forse vuole fare subito l'amore, pensai, e mi sdraiai sul divano... dovette dirmelo esplicitamente... INGINOCCHIATI SUL CUSCINO quella fu la prima volta che ricevetti un ordine di tipo sessuale, anche se forse non era tale, e mi piacque tantissimo... quella posizione sottomessa... ma che che mi rendeva anche padrona del suo piacere... da quel giorno, vedere un cuscino per terra evoca in me piacevoli ricordi... e le mie ginocchia si piegano per poggiarsi sopra davanti al mio Padrone...
O
venerdì 6 marzo 2009
Devozione
Inginocchiati: il tuo padrone desidera usare la tua bocca. Desidera afferrare i tuoi capelli ed affondare tra le tue labbra il sesso gia' duro; desidera scavare fino in fondo alla tua gola, e poi spingere ancora, con forza, ritmicamente.
Tu lo accoglierai con devozione. Nel silenzio ci sarà solo il soffio dei vostri respiri.
Dopo averti usata per un tempo che non sapresti dire, lui allenterà la stretta sui tuoi capelli, estrarra' il suo sesso, lucido della tua saliva, e ti guarderà negli occhi. Ancora una volta, sarà orgoglioso della sua schiava. Asciugherà con le dita un filo di saliva che ti è rimasto sul mento; accarezzerà con la punta del fallo i tuoi capezzoli eretti, sostenendoti i seni con le mani. Si chinerà su di te, per baciare la tua bocca a lungo, con dolcezza. Poi offrirà ancora il sesso alla tua bocca, restando immobile.
Tu gli mostrerai tutta la tua devozione, prima baciando dolcemente la punta del suo fallo, poi accogliendolo tra le labbra e muovendoti come al ritmo di una musica che tu sola conosci, e poi ancora leccandolo avidamente lungo l'asta. Ti fermerai e guarderai il tuo padrone negli occhi, trepidante ma felice di essere sua, prima di ricominciare.
Quando sarà soddisfatto, lui ti stringerà contro di sè, ed affonderà ancora il sesso nella tua bocca. Lo sentirai pulsare, premere sempre piu' a fondo nella tua gola. Sentirai il suo seme sgorgare. E lui resterà ancora a lungo dentro di te, cingendoti la testa con le braccia.
Prima di allontanarsi, ti accarezzera' dolcemente sui capelli. Tu resterai con gli occhi chiusi, gustando il sapore del suo sesso, del suo seme, dentro di te.
lunedì 2 marzo 2009
Mio Sir Stephen …
Mio Sir Stephen
La ringrazio per quello che dice di me...
Il fatto che Lei riesca a "leggere" i miei più reconditi pensieri mi turba e mi provoca uno stato d'ansia ma allo stesso tempo mi eccita sentirmi così "nuda" davanti a Lei...
Mi sento dominata da Lei... sovrastata, ma allo stesso tempo protetta.
A volte i suoi desideri, ordini per me, diventano mie necessità... quando mi chiede di fare qualcosa, qualcosa che mi colpisce, come un pugno allo stomaco, resto lì quasi stupita per la Sua richiesta... inizialmente mi sembra impossibile da accettare e poi... vorrei perdere il controllo, rifiutarmi, ma poi quel fastidio provato per la richiesta ricevuta si trasforma in sottomissione, e poi nel piacere di essere sottomessa... ma non a chiunque... sottomessa a Sir Stephen!!!
Quando Lei mi fece quest'onore, creare questo blog, indegnamente dedicato a me, ho provato un profondo senso di gioia... così come quando mi accettò come Sua proprietà... come... come ogni volta che trovo un Suo messaggio che mi preavvisa delle Sue Esigenze, invitandomi (ordinandomi) di mettermi a Sua disposizione...
Io mi sento terribilmente attratta dalla Sua personalità, e non le nego, ed anzi qualche volta gliel'ho confessato, che ho desiderato che fosse Suo il membro che in quel momento riempiva i miei orifizi... che fosse la Sua mano quella che esplorava le mie parti intime... che le Sue dita stringessero i miei capezzoli... ho spesso desiderato sentire il sapore del Suo seme sgorgare nella mia bocca...
Sua O
sabato 7 febbraio 2009
Risveglio
Senti le mani del tuo padrone accarezzare il tuo sesso. E' bello risvegliarsi cosi', stando accanto a lui, dopo essere stata usata per tutta la notte. Ieri sera ti ha frustata; percorri delicatamente le natiche con le dita per sentire se sono rimasti dei segni.
Stai ancora ripensando al piacere della scorsa notte. Ma lui ti prende la mano per farti alzare. Lo segui controvoglia mentre ti guida verso il bagno. Senti il freddo delle piastrelle sotto i piedi nudi. Ti chiede d'inginocchiarti. L'hai fatto tante volte per lui, ma ... perchè qui, su questo pavimento duro e freddo?
Ti ordina di aprire bene la bocca. Poi estrae il suo sesso, già semieretto, lo avvicina alle tue labbra, e ti riempie la bocca di urina. Qualche goccia cade sui tuoi seni. Vorresti esprimere il tuo disgusto, la tua indignazione. Lo guardi con odio. Poi ti abbandoni sotto il suo sguardo dolce e fermo, dimenticando tutto. Capisci che ora devi ingoiare, cosi' come fai con il suo seme. Reprimi un conato di vomito, ed ingoi coscienziosamente, guardandolo negli occhi. Lui ti accarezza i tuoi capelli, ti sussurra parole dolci. Allora ti rimetti in attesa, con la bocca semiaperta, guardandolo con devozione.
Mentre la tua bocca viene usata come un vespasiano, senti la gola bruciare, gli occhi lacrimare. Ma uno strano senso di orgoglio ti pervade. Quando capisci che ha finito, lo guardi con occhi da bambina coscienziosa ed avvicini le labbra alla punta del suo sesso, per raccogliere un'ultima goccia. Lui ti trattiene, e spinge il sesso nella tua bocca. Lo senti gonfiarsi dentro di te, fino a diventare turgido, forte. Lui resta dentro di te, immobile, in silenzio, premendo forte sulla tua nuca con le mani. Allora anche tu lo stringi, con passione, cingendogli le natiche con le braccia. Sai di avere un odore orribile. Ma non sei mai stata cosi' felice.

Oltre il delta di Venere by S. Naporaz is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Stai ancora ripensando al piacere della scorsa notte. Ma lui ti prende la mano per farti alzare. Lo segui controvoglia mentre ti guida verso il bagno. Senti il freddo delle piastrelle sotto i piedi nudi. Ti chiede d'inginocchiarti. L'hai fatto tante volte per lui, ma ... perchè qui, su questo pavimento duro e freddo?
Ti ordina di aprire bene la bocca. Poi estrae il suo sesso, già semieretto, lo avvicina alle tue labbra, e ti riempie la bocca di urina. Qualche goccia cade sui tuoi seni. Vorresti esprimere il tuo disgusto, la tua indignazione. Lo guardi con odio. Poi ti abbandoni sotto il suo sguardo dolce e fermo, dimenticando tutto. Capisci che ora devi ingoiare, cosi' come fai con il suo seme. Reprimi un conato di vomito, ed ingoi coscienziosamente, guardandolo negli occhi. Lui ti accarezza i tuoi capelli, ti sussurra parole dolci. Allora ti rimetti in attesa, con la bocca semiaperta, guardandolo con devozione.
Mentre la tua bocca viene usata come un vespasiano, senti la gola bruciare, gli occhi lacrimare. Ma uno strano senso di orgoglio ti pervade. Quando capisci che ha finito, lo guardi con occhi da bambina coscienziosa ed avvicini le labbra alla punta del suo sesso, per raccogliere un'ultima goccia. Lui ti trattiene, e spinge il sesso nella tua bocca. Lo senti gonfiarsi dentro di te, fino a diventare turgido, forte. Lui resta dentro di te, immobile, in silenzio, premendo forte sulla tua nuca con le mani. Allora anche tu lo stringi, con passione, cingendogli le natiche con le braccia. Sai di avere un odore orribile. Ma non sei mai stata cosi' felice.
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venerdì 6 febbraio 2009
Ospiti a cena
Di solito, quando il tuo padrone ti usa, preferisce che tu sia completamente nuda, o al massimo vestita con il tuo elegante collare nero.
Questa sera ti ha fatto indossare una ridicola uniforme da cameriera. La gonna, volutamente troppo corta, ti lascia le natiche scoperte. Sotto la gonna, come sempre, sei nuda. Sai che questa sera ci saranno ospiti a cena. Tremi cercando di immaginare cio' che ti aspetta.
Mentre riceve gli ospiti, il padrone ti tiene accanto a sè. I suoi amici conoscono i suoi gusti: nessuno resta sorpreso nel vederti cosi' abbigliata. Alcuni uomini ti fissano con desiderio, altri ti ignorano ostentatamente. Le donne ti scrutano con curiosità. Finora, il tuo padrone ti ha usata solo per sè: non sei abituata ad essere esibita come un oggetto di proprietà. Ad ogni nuovo sguardo, vorresti sprofondare. Il tuo viso avvampa per la vergogna.
Mentre chiacchiera con gli ospiti, il tuo padrone gioca distrattamente con il tuo sesso, come fa quando ti tiene vicina a lui. Come sempre, tu ti apri e ti bagni sotto le sue dita. Ma essere umiliata cosi', sotto gli occhi dei suoi amici, ti sembra davvero troppo. Eppure, uno strano piacere ti pervade. Sentirti cosi' esposta, esibita, ti dà un senso d'orgoglio, di sicurezza, che non avresti mai immaginato.
Ora sono tutti seduti a tavola. Come di consueto, tu sei in piedi, accanto al padrone, in modo che il tuo sesso sia a portata delle sue mani. Indicando uno degli ospiti, egli ti sussurra nell'orecchio cio' che devi fare. Arrossisci. Poi ti infili sotto il tavolo, e cominci a gattonare verso l'ospite.
Scopri il sesso dell'uomo mentre egli ti guarda, eccitato, in attesa. Non indossa biancheria intima. Capisci che il tuo padrone ha dato agli ospiti indicazioni particolari su come vestirsi. Ora ti concentri sul compito: reprimendo il disgusto, ingoi in silenzio quel sesso già turgido. Sai come far godere un uomo con la bocca: il tuo padrone ti ha ben addestrata.
Muovi ritmicamente la testa. Un sapore estraneo ti riempie la bocca. E ti accorgi di essere vergognosamente eccitata. Poi il seme sgorga dentro di te. E brividi di piacere percorrono il tuo ventre. Allontani la bocca da quel sesso e guardi l'uomo, con un'aria da scolaretta coscienziosa, mentre ingoi il suo seme, come il padrone ti ha insegnato. Ha un sapore piu' dolce di quello del tuo padrone. Ripulisci accuratamente con la lingua e con le labbra quel sesso, ora non piu' estraneo, prima di richiuderlo delicatamente nei pantaloni.
Quando sbuchi da sotto il tavolo, e ti rimetti in piedi accanto al tuo padrone, il tuo sguardo sembra impenetrabile. Lui ti afferra dolcemente i capelli sulla nuca e gira il tuo viso verso di sè. Ti guarda negli occhi. Capisci che a lui non puoi nascondere nulla. Sa quanto hai goduto accogliendo il sesso di quello sconosciuto.
Lui ti tiene per un po' accanto a sè, aprendo il tuo sesso (ora vergognosamente bagnato) con le dita. Poi ti indica una donna. Non ha bisogno di sussurrarti all'orecchio cosa devi fare. Mentre strisci sotto il tavolo, vedi la donna sollevare la gonna ed allargare le gambe, in attesa.
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In attesa
Aspetto. Aspetto che lui mi chiami, che mi mandi un segnale. Un messaggio, qualcosa che mi faccia capire che lui pensa a me...Apro la mia posta... svogliatamente... niente di interessante... nemmeno oggi mi ha cercata. D'altra parte cosa posso pretendere?Cosa sono io per Lui? Si è vero che mi dice sempre che sono la migliore... quella che usa con più piacere. Si è vero che me lo dice...è anche vero che ho notato che mi lascia sempre al primo posto nel Suo elenco di amici... ma non siamo amici: non io almeno, ma nemmeno le altre credo.Noi siamo le Sue schiave. Sette. Come i giorni della settimana. Se Lui fosse sempre disponibile sarei sua un giorno alla settimana, come la donna delle pulizie.Forse sono la prima delle Sue schiave... forse... però non ha mai tempo, il lavoro lo tiene sempre lontano da noi, da me...Ogni tanto entro nella chat, ma dove vado? In chiacchiere piccanti? Per fare che? Tanto Lui non c'è... ce ne sono altri... si è vero.Ragazzini con il desiderio della donna matura che non si curano minimamente di leggere il mio profilo e mi chiedono se ho mai scopato con un 20enne...che gli dico? Che si... che quando avevo 20 anni anch'io lo facevo con i miei coetanei... no proprio non mi va!!Uomini sposati in cerca di facili avventure... ti contattano... tu non sai chi è il tuo interlocutore... pensi o forse speri che sia Lui!Rispondi docile ed educata, perchè è la tua natura esserlo e perchè pensi che possa essere Lui che ti stia facendo una provocazione.Bastano poche righe in fondo per capire che non è chi speravi. Ma loro insistono... mi piace il tuo profilo, dicono...tu cerchi di chiudere i discorsi dicendo che sei impegnata... impegnata? Con chi con Sir.Stephen? TI sta scopando? Raccontami... Non li sopporto... ma perchè non capiscono? O forse non vogliono? O non possono capire?Poi ci sono quelli che capiscono chi sei, perchè sei qui... ecco ho notato più comprensione e rispetto in questi anche se qualcuno ogni tanto mi chiede...a loro, solo a a loro posso rispondere la verità... dicendo che attendo il mio Padrone... mi fanno arrabbiare quelli che mi chiedono, che ci provano...Fintanto che Lui non arriva perchè non stai con me? Se solo avessero capito... se solo leggessero che sono “Proprietà di Sir.Stephen”...Io cerco di rispondere facendogli notare che devono chiedere il permesso ad altri... a Sir.Stephen!!!No proprio non mi va... allora vado in crea stanza...La stanza dove aspetto il mio Padrone... il nome della stanza è sempre lo stesso, dove il mio Padrone può ritrovarmi sempre...Cerco di renderla gradevole ed accogliente, mettendo delle frasi di saluto a lui gradevoli... e nella mia stanza attendo... ore ed ore di attesa...Attesa di lui... e nel frattempo riguardo il Suo profilo... chi è passato...provando un pizzico di invidia per una mia “collega” che è riuscita a “rubare” un attimo del Suo tempo... per una che è riuscita a rendersi SUA.
mercoledì 4 febbraio 2009
Webcam
Quando sei al lavoro, la webcam del tuo computer deve restare sempre accesa. Non è una regola aziendale: si tratta di un ordine del tuo padrone. Lui vuole poterti guardare, ogni volta che lo desidera.
Sai che la tua posizione deve essere sempre perfetta: bocca leggermente socchiusa, spalle ben dritte, per offrire i seni al suo sguardo, gambe leggermente discoste. A volte ricevi degli ordini, del tipo: "Chinati. Mostrami il seno attraverso la scollatura", oppure: "Punta la webcam sulle tue gambe ed allargale ... di piu' ... sì ... ora puoi tornare a puntarla sul tuo viso".
Ami eseguire i suoi ordini. Odi i suoi silenzi. Se ti lascia sola per troppo tempo, non riesci piu' a concentrarti sul lavoro, ed il tuo pensiero ritorna ossessivamente a lui.
Cio' che piu' speri, durante la giornata, è che ti mandi un messaggio, ordinandoti di recarsi da lui dopo il lavoro. A volte ti preannuncia che sarai punita. Non sai se è per qualche errore che hai commesso durante la giornata, o, semplicemente, perchè ha voglia di farlo. Ma ciò che più desideri è offrirti a lui, alle sue mani, al suo sesso. Tutto il resto non ha importanza. Ci sono giornate in cui attendi invano l'ordine di recarti da lui. In quei giorni, la vita ti appare piu' grigia. Senza di lui, la libertà ti pesa come un macigno.
...
Il tuo padrone ha in mente qualcosa di nuovo per te. Da quattro giorni ti ha negato il permesso di toccarti, quando sei sola. Anche quando sei a casa sua, e lui ti sta usando, se gli chiedi, con voce da bambina: "Posso venire, padrone?", ti risponde con un secco "No". Ieri sera ti ha usata a lungo per il suo piacere, senza permetterti di raggiungere il tuo. Poi ti ha fatto indossare un piccolo vibratore ed un paio di mutandine. Usando il telecomando del vibratore, ti ha portata piu' volte verso l'orgasmo, per poi fermarsi, lasciandoti ansante e frustrata. Alla fine ti ha congedata, ordinandoti di indossare sempre il vibratore, anche in ufficio.
Oggi, in ufficio, ti senti stupida con quello strano aggeggio tra le gambe. Cerchi di non pensarci. Ma, mentre sei al telefono con un collega, senti quell'oggetto riprendere vita dentro di te. Ti accorgi che quattro giorni di astinenza sono bastati a rendere il tuo sesso estremamente sensibile. Dal tuo ventre partono ondate di piacere. Non è solo per le vibrazioni di quell'oggetto meccanico: il fatto è che ami essere usata da lui, anche in questo modo ... Non passa molto tempo prima che la tua voce si alteri, il tuo respiro diventi ansante. Senti il tuo clitoride pulsare. Il collega al telefono ti chiede se va tutto bene. Controllando la tua voce per dissimulare il piacere, gli dici che è tutto a posto, ma lo richiamerai dopo. Il vibratore si ferma un attimo, per poi riprendere. Immagini che il tuo padrone stia scrutando il tuo viso attraverso la webcam. Quell'oggetto inserito nel tuo sesso riesce a portarti al limite dell'orgasmo, per poi fermarsi, lasciandoti ansante e con il viso disfatto.
Questo gioco perverso si ripete piu' volte, quasi sempre quando sei al telefono, o quando ci sono dei colleghi nella tua stanza. Immagini il tuo padrone che osserva, attraverso la webcam, la tua lotta per dissimulare agli altri il tuo piacere. Ogni volta ti porta piu' in alto, verso l'estasi. Ormai, le tue mutandine sono impregnate dei succhi del tuo sesso. Sei disfatta, hai gli occhi vitrei, le gambe molli. Il tuo sesso è indolenzito, ma sempre piu' sensibile.
Dopo il lavoro, devi recarti a casa sua. Ti fa togliere i vestiti e chinare in avanti, sul divano, in una posizione che conosci bene, con il viso che poggia sui cuscini, il sedere leggermente sollevato e ben aperto. Ti sfila le mutandine, impregnate dal profumo speziato del tuo sesso, e ti libera dal vibratore. Appallottola le mutandine e te le infila in bocca. Sai che ora ti frusterà.
Poco dopo, qualche lacrima comincia a scorrere sul tuo viso. Ma sul dolore delle frustate prevale il calore che inonda il tuo sesso, il bisogno impellente di esser posseduta. Quando ripone il frustino, sai che sta per prenderti. Ti apri completamente per lui, e resti in attesa, tremante. Ora, per te, non esiste nulla al di fuori del suo fallo, che comincia a penetrarti lentamente. Quando è completamente dentro di te, e le sue mani afferrano le tue spalle per spingerti verso di lui, lo implori di poter venire. Questa volta, te lo concede. Il tuo primo orgasmo, bruciante, sara' seguito da molti altri: lui ha appena cominciato con te.
Il giorno dopo, al lavoro, le tue natiche bruciano ancora per le frustate, ed i tuoi occhi sono sognanti. Non sei mai stata cosi' felice.

Oltre il delta di Venere by S. Naporaz is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Sai che la tua posizione deve essere sempre perfetta: bocca leggermente socchiusa, spalle ben dritte, per offrire i seni al suo sguardo, gambe leggermente discoste. A volte ricevi degli ordini, del tipo: "Chinati. Mostrami il seno attraverso la scollatura", oppure: "Punta la webcam sulle tue gambe ed allargale ... di piu' ... sì ... ora puoi tornare a puntarla sul tuo viso".
Ami eseguire i suoi ordini. Odi i suoi silenzi. Se ti lascia sola per troppo tempo, non riesci piu' a concentrarti sul lavoro, ed il tuo pensiero ritorna ossessivamente a lui.
Cio' che piu' speri, durante la giornata, è che ti mandi un messaggio, ordinandoti di recarsi da lui dopo il lavoro. A volte ti preannuncia che sarai punita. Non sai se è per qualche errore che hai commesso durante la giornata, o, semplicemente, perchè ha voglia di farlo. Ma ciò che più desideri è offrirti a lui, alle sue mani, al suo sesso. Tutto il resto non ha importanza. Ci sono giornate in cui attendi invano l'ordine di recarti da lui. In quei giorni, la vita ti appare piu' grigia. Senza di lui, la libertà ti pesa come un macigno.
...
Il tuo padrone ha in mente qualcosa di nuovo per te. Da quattro giorni ti ha negato il permesso di toccarti, quando sei sola. Anche quando sei a casa sua, e lui ti sta usando, se gli chiedi, con voce da bambina: "Posso venire, padrone?", ti risponde con un secco "No". Ieri sera ti ha usata a lungo per il suo piacere, senza permetterti di raggiungere il tuo. Poi ti ha fatto indossare un piccolo vibratore ed un paio di mutandine. Usando il telecomando del vibratore, ti ha portata piu' volte verso l'orgasmo, per poi fermarsi, lasciandoti ansante e frustrata. Alla fine ti ha congedata, ordinandoti di indossare sempre il vibratore, anche in ufficio.
Oggi, in ufficio, ti senti stupida con quello strano aggeggio tra le gambe. Cerchi di non pensarci. Ma, mentre sei al telefono con un collega, senti quell'oggetto riprendere vita dentro di te. Ti accorgi che quattro giorni di astinenza sono bastati a rendere il tuo sesso estremamente sensibile. Dal tuo ventre partono ondate di piacere. Non è solo per le vibrazioni di quell'oggetto meccanico: il fatto è che ami essere usata da lui, anche in questo modo ... Non passa molto tempo prima che la tua voce si alteri, il tuo respiro diventi ansante. Senti il tuo clitoride pulsare. Il collega al telefono ti chiede se va tutto bene. Controllando la tua voce per dissimulare il piacere, gli dici che è tutto a posto, ma lo richiamerai dopo. Il vibratore si ferma un attimo, per poi riprendere. Immagini che il tuo padrone stia scrutando il tuo viso attraverso la webcam. Quell'oggetto inserito nel tuo sesso riesce a portarti al limite dell'orgasmo, per poi fermarsi, lasciandoti ansante e con il viso disfatto.
Questo gioco perverso si ripete piu' volte, quasi sempre quando sei al telefono, o quando ci sono dei colleghi nella tua stanza. Immagini il tuo padrone che osserva, attraverso la webcam, la tua lotta per dissimulare agli altri il tuo piacere. Ogni volta ti porta piu' in alto, verso l'estasi. Ormai, le tue mutandine sono impregnate dei succhi del tuo sesso. Sei disfatta, hai gli occhi vitrei, le gambe molli. Il tuo sesso è indolenzito, ma sempre piu' sensibile.
Dopo il lavoro, devi recarti a casa sua. Ti fa togliere i vestiti e chinare in avanti, sul divano, in una posizione che conosci bene, con il viso che poggia sui cuscini, il sedere leggermente sollevato e ben aperto. Ti sfila le mutandine, impregnate dal profumo speziato del tuo sesso, e ti libera dal vibratore. Appallottola le mutandine e te le infila in bocca. Sai che ora ti frusterà.
Poco dopo, qualche lacrima comincia a scorrere sul tuo viso. Ma sul dolore delle frustate prevale il calore che inonda il tuo sesso, il bisogno impellente di esser posseduta. Quando ripone il frustino, sai che sta per prenderti. Ti apri completamente per lui, e resti in attesa, tremante. Ora, per te, non esiste nulla al di fuori del suo fallo, che comincia a penetrarti lentamente. Quando è completamente dentro di te, e le sue mani afferrano le tue spalle per spingerti verso di lui, lo implori di poter venire. Questa volta, te lo concede. Il tuo primo orgasmo, bruciante, sara' seguito da molti altri: lui ha appena cominciato con te.
Il giorno dopo, al lavoro, le tue natiche bruciano ancora per le frustate, ed i tuoi occhi sono sognanti. Non sei mai stata cosi' felice.
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In ufficio
Quando sei al lavoro, la webcam del tuo computer deve restare sempre accesa. Non è una regola aziendale: si tratta di un ordine del tuo padrone. Lui vuole poterti guardare, ogni volta che lo desidera.
Sai che la tua posizione deve essere sempre perfetta: bocca leggermente socchiusa, spalle ben dritte, per offrire i seni al suo sguardo, gambe leggermente discoste. A volte ricevi degli ordini, del tipo: "Chinati. Mostrami il seno attraverso la scollatura", oppure: "Punta la webcam sulle tue gambe ed allargale ... di piu' ... sì ... ora puoi tornare a puntarla sul tuo viso".
Ami eseguire i suoi ordini. Odi i suoi silenzi. Se ti lascia sola per troppo tempo, non riesci piu' a concentrarti sul lavoro, ed il tuo pensiero ritorna ossessivamente a lui.
Cio' che piu' speri, durante la giornata, è che ti mandi un messaggio, ordinandoti di recarsi da lui dopo il lavoro. A volte ti preannuncia che sarai punita. Non sai se è per qualche errore che hai commesso durante la giornata, o, semplicemente, perchè ha voglia di farlo. Ma ciò che più desideri è offrirti a lui, alle sue mani, al suo sesso. Tutto il resto non ha importanza. Ci sono giornate in cui attendi invano l'ordine di recarti da lui. In quei giorni, la vita ti appare piu' grigia. Senza di lui, la libertà ti pesa come un macigno.
...
Il tuo padrone ha in mente qualcosa di nuovo per te. Da quattro giorni ti ha negato il permesso di toccarti, quando sei sola. Anche quando sei a casa sua, e lui ti sta usando, se gli chiedi, con voce da bambina: "Posso venire, padrone?", ti risponde con un secco "No". Ieri sera ti ha usata a lungo per il suo piacere, senza permetterti di raggiungere il tuo. Poi ti ha fatto indossare un piccolo vibratore ed un paio di mutandine. Usando il telecomando del vibratore, ti ha portata piu' volte verso l'orgasmo, per poi fermarsi, lasciandoti ansante e frustrata. Alla fine ti ha congedata, ordinandoti di indossare sempre il vibratore, anche in ufficio.
Oggi, in ufficio, ti senti stupida con quello strano aggeggio tra le gambe. Cerchi di non pensarci. Ma, mentre sei al telefono con un collega, senti quell'oggetto riprendere vita dentro di te. Ti accorgi che quattro giorni di astinenza sono bastati a rendere il tuo sesso estremamente sensibile. Dal tuo ventre partono ondate di piacere. Non è solo per le vibrazioni di quell'oggetto meccanico: il fatto è che ami essere usata da lui, anche in questo modo ... Non passa molto tempo prima che la tua voce si alteri, il tuo respiro diventi ansante. Senti il tuo clitoride pulsare. Il collega al telefono ti chiede se va tutto bene. Controllando la tua voce per dissimulare il piacere, gli dici che è tutto a posto, ma lo richiamerai dopo. Il vibratore si ferma un attimo, per poi riprendere. Immagini che il tuo padrone stia scrutando il tuo viso attraverso la webcam. Quell'oggetto inserito nel tuo sesso riesce a portarti al limite dell'orgasmo, per poi fermarsi, lasciandoti ansante e con il viso disfatto.
Questo gioco perverso si ripete piu' volte, quasi sempre quando sei al telefono, o quando ci sono dei colleghi nella tua stanza. Immagini il tuo padrone che osserva, attraverso la webcam, la tua lotta per dissimulare agli altri il tuo piacere. Ogni volta ti porta piu' in alto, verso l'estasi. Ormai, le tue mutandine sono impregnate dei succhi del tuo sesso. Sei disfatta, hai gli occhi vitrei, le gambe molli. Il tuo sesso è indolenzito, ma sempre piu' sensibile.
Dopo il lavoro, devi recarti a casa sua. Ti fa togliere i vestiti e chinare in avanti, sul divano, in una posizione che conosci bene, con il viso che poggia sui cuscini, il sedere leggermente sollevato e ben aperto. Ti sfila le mutandine, impregnate dal profumo speziato del tuo sesso, e ti libera dal vibratore. Appallottola le mutandine e te le infila in bocca. Sai che ora ti frusterà.
Poco dopo, qualche lacrima comincia a scorrere sul tuo viso. Ma sul dolore delle frustate prevale il calore che inonda il tuo sesso, il bisogno impellente di esser posseduta. Quando ripone il frustino, sai che sta per prenderti. Ti apri completamente per lui, e resti in attesa, tremante. Ora, per te, non esiste nulla al di fuori del suo fallo, che comincia a penetrarti lentamente. Quando è completamente dentro di te, e le sue mani afferrano le tue spalle per spingerti verso di lui, lo implori di poter venire. Questa volta, te lo concede. Il tuo primo orgasmo, bruciante, sara' seguito da molti altri: lui ha appena cominciato con te.
Il giorno dopo, al lavoro, le tue natiche bruciano ancora per le frustate, ed i tuoi occhi sono sognanti. Non sei mai stata cosi' felice.
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martedì 3 febbraio 2009
A cena
Spesso, quando il tuo padrone sta cenando, ti vuole accanto a sè. Ti tiene in ginocchio, a portata delle sue mani. A volte ti porta alla bocca qualche bocconcino; e tu ti soffermi un po' troppo a leccare le sue dita. A volte gioca distrattamente con i tuoi seni, accarezzando i tuoi capezzoli. A volte ti sfiora il viso, o i capelli. Quando arriva al dolce, lo guardi implorante, guaendo come una cagnetta. Lui sceglie sempre i dolci che ami di piu'. Mentre ti imbocca, lecchi avidamente le sue dita. Di solito, a quel punto le sue mani scendono verso il tuo sesso, che gli offri spingendo in avanti il bacino, ed inarcandoti. Il ritmo dei tuoi guaiti aumenta: non vedi l'ora che il dolce finisca, e lui lo sa. Finalmente, ad un suo cenno, ti infili sotto il tavolo, e cominci a slacciargli i pantaloni, con le mani tremanti. Lui ti accarezza i capelli, in attesa.

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lunedì 2 febbraio 2009
Attesa
La stanza è ben calda, come sempre. Tu sei nuda, in ginocchio, in attesa. La tua pelle chiara spicca nella penombra della stanza, che conosci gia' bene. Puoi percepire nell'aria il profumo e l'odore del tuo padrone; ma anche il tuo profumo, ed il tuo odore.
Come ti è stato insegnato, la tua bocca è leggermente socchiusa, lo sguardo verso il basso. Le tue natiche ben disegnate, che poggiano sui calcagni, sono leggermente divaricate; il tuo sesso, il tuo ano sono pronti a ricevere le dita del tuo padrone. Sai che lui si chinerà su di te e ti esplorerà, con mani esperte. Ti farà male. Tu odi sentir violare la tua apertura piu' segreta; e, come sempre, lui ti aprirà, senza ritegno. Tu resterai per qualche attimo senza respiro, per il dolore.
Allora lui si alzerà e stringerà a sè il tuo viso, mentre sei ancora in ginocchio; ti accarezzerà dolcemente con la punta delle dita. Percepirai l'odore del suo sesso, vicino al tuo viso. Sa che ora hai bisogno di sentirlo tuo. Tu avvicinerai la bocca al suo sesso e lo guarderai, implorante.
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Cio’ che odi di più
Il tuo padrone ti aspetta. Quando arrivi nella sua casa, non puoi nascondere l'emozione, la gioia: tra poco sarai di nuovo nelle sue mani. Come sempre, sei senza mutandine. I tuoi capezzoli, gia' turgidi, premono contro la stoffa del vestito.
Arrivi un po' in anticipo; il tuo padrone ha ancora altri ospiti. Sono suoi amici intimi; ti conoscono, ti guardano con ironia. Il tuo padrone dice: "Sei un po' in anticipo, ma non fa nulla, anzi ... ". Poi ti guida nel salotto, sotto gli sguardi insistenti degli amici, e ti fa chinare su uno dei divani; un divano che conosci bene. Ti chiede di sollevarti la gonna. Le tue natiche sono nude, ora. "Allarga di piu' le gambe, per favore. E tieni il sedere piu' sollevato".
Il tuo viso, affondato nel divano, brucia di vergogna. Gli ospiti sono seduti su un divano e su delle poltrone, pochi metri detro di te. Sai che, con le gambe cosi' larghe, il tuo sesso è perfettamente visibile.
La conversazione continua come se nulla fosse; ma tu senti che tutti gli sguardi fissi su di te. Ed il tuo sesso, lentamente ma inesorabilmente, si apre e si bagna. Cerchi, con movimenti impercettibili, di chiudere un po' le gambe, di spostare leggermente il bacino per nascondere la tua parte piu' intima. Ma senti la mano del padrone che, con un movimento dolce e fermo, ti allarga le gambe, ancora piu' di prima. Poi preme sulla tua schiena, all'altezza della vita, per farti inclinare il bacino e rendere il tuo sesso piu' visibile.
Aspetti, tesa e tremante, che gli amici si congedino uno ad uno. Quando restate soli, il tuo padrone viene dietro di te, ed infila le dita nel tuo sesso vergognosamente aperto, bagnato. Poi le porta alla tua bocca, senza una parola. Sai che sarai frustata per questo. Ma fai come è stato insegnato: le lecchi accuratamente.
Ciò che desideri di piu', ora, è una sua carezza del tuo padrone sul tuo viso. E sai che, dopo averti prima frustata e poi usata per il suo piacere, lui non te la negherà.
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Un altro preludio
La stanza è calda, in penombra. Il caminetto acceso emana un bagliore soffuso. Sotto il divano c'è un tappeto alto, soffice. Davanti al divano, un tavolinetto basso. Sul tavolinetto ci sei tu, nuda, pronta per essere ispezionata dal tuo padrone. Sei a quattro zampe, con la bocca socchiusa, le gambe leggermente divaricate. Sai di essere molto bella. La tua schiena è lievemente inarcata verso il basso, in modo da esporre meglio, alla luce tremolante del camino, il tuo sesso, il tuo ano.
Il tuo padrone si avvicina lentamente. Accarezza il tuo viso, i tuoi capelli; scende verso i seni. Sa come far inturgidire velocemente i tuoi capezzoli. Quando le sue mani scendono verso il tuo sesso, tu ti apri ancora di piu', per offrirti a lui. Le sue mani esperte aprono le labbra del tuo sesso, poi le sue dita premono contro il tuo ano, che si apre docilmente.
Vorresti restare immobile, ma non riesci a reprimere un tremito.

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domenica 1 febbraio 2009
Un preludio
Sei nuda, in piedi davanti a me. Le mie mani vanno sui tuoi seni, li accarezzano. Sfioro gli anelli che pendono dai tuoi capezzoli, li faccio oscillare leggermente. I tuoi capezzoli si induriscono velocemente; so quanto ami sentire le mie mani su di te. Gioco ancora con i tuoi seni, poi accarezzo il tuo viso. Scendo lentamente tra le tue gambe, verso il tuo sesso. Lo sento aprirsi sotto le mie dita. Ora sei pronta. Lego due sottili catenelle e agli anelli sui tuoi capezzoli, e ti guido dolcemente verso un'altra stanza.
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