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domenica 16 dicembre 2012

Il sogno voglioso




Come fossi una monella senza fine, ho deciso che non indosserò più nulla sotto!


Mi piace il contatto con parti estranee quando mi siedo, mi piace sentirmi libera ... sedermi ed aprire le gambe ... guardare che mi stanno guardando ... vogliosi e sporcaccioni ... che goduria!





Penso a te, uomo dei miei desideri sfrenati e trasgressivi,  penso a quando verrai ... a quando farai di me la donna del piacere infinito ...




Indosso un vestito largo e colorato, sandali e capelli al vento, oggi andremo a fare una passeggiata ... così mi hai promesso...


Guardo l'orologio, sono impaziente: due giorni senza vederti sono troppi. Ecco sei arrivato ... con fare svelto scendo ed arrivo vicino alla tua auto ... mi guardi e la tua mano veloce vola sotto il vestito ... si controlli se indosso qualcosa ... sorridi di piacere!

Riparti, non so dove ma dici che mi piacerà ... dopo un'ora di viaggio e la tua mano che gingilla con la mia farfalla pulsante ci fermiamo vicino al mare, un luogo alquanto deserto ... ci si arriva attraverso stradine scoscese e ripide ... scendiamo e tu mi abbracci ... mi baci, mi mordicchi le labbra, la tua lingua calda e invadente esce ed entra dalla mia bocca, che gusta con piacere il tuo sapore ... la tua saliva ...


Prendi dall'auto un plaid azzurro e lo posizioni sotto un grande e secolare ulivo ... il sole tiepido misto alla brezza di mare penetra in ogni dove ... ci sediamo ... ho voglia di fare pipì, mi allontano e veloce mi accovaccio lasciando che la pipì fuoriesca veloce ... tu sei lì, e il tuo cazzo ormai voglioso mi sfiora la bocca, gli lecco la cappella lo lecco tutto, lo prendo e lo succhio ... 

Mi dici: "Continua a stare così, e se hai finito toccati" ... Obbedisco al tuo desiderio e leggermente mi sposto senza lasciare il mio delizioso boccone ... che ormai occupa la mia bocca ...

Senza accorgemene sono quasi a pecorina ... mi tocco e ... ops! ... incontro due dita ... "Wauu" - dico tra me - "un sogno duplicato!". Due dita che sanno giocare con il mio clitoride, gustando e leccando mentre con la bocca faccio su e giù con il mio cazzo preferito ... sento nella mia fica ormai calda e pulsante una lingua che mi porta ad un orgasmo ... sento lui che beve i miei umori, urlo di piacere con il mio gingillo in bocca ... quando lo estraggo per leccarlo e gustarlo ancora meglio, il mio lui mi alza ... mi giro per vedere chi fosse l'altro uomo del sogno ... nessuno! 

Mi dico: "avrai sognato" ... ci stendiamo su plaid ... lui sotto ed io sopra, un 69 ... che complicità incredibile ... lui freme lo sento ... lo estraggo dalla mia bocca e lo rilecco, mi piace da morire gustare quel membro ingrossato ... ed ecco che il sogno ritorna .. sento lui che lecca la mia fica ... sono eccitatissima ... sento l'uomo del sogno che gioca con il mio buco del culo ... due dita mi invadono ... mi sento piena di piacere e sento il mio lui che sta per venire ... la mia bocca lo ingoia ... nella mia fica sento un cazzo che va su e giù ... le due dita aprono la fessura anale ... vertiginosi su e giù, gemiti che muoiono in gola ...



Il mio lui viene e il suo mieloso nettare è subito ingoiato ... lo lecco e lo gusto ... la mia fica è impazzita ... lui si gira ed ora due cazzi vogliosi sono in me ... e cavalco il mio lui con la mia fica vogliosa e troia, mentre l'altro uomo del sogno cavalca il mio culo aperto e vibrante,  e insieme mi portano ad un orgasmo senza fine ...



giovedì 24 novembre 2011

Sei la mia puttana





Tutto era cominciato per caso, quando suo marito aveva sopreso Giulia mentre si toccava davanti al computer, guardando foto porno. Giulia non sapeva da quanto tempo suo marito era lì, pochi passi dietro di lei. Non sapeva da quanto tempo lui la stava guardando. Sullo schermo del computer c’era l’immagine di una pornostar che succhiava un cazzo enorme, sorridendo in modo ammiccante alla fotocamera.
Quando Giulia si accorse di lui, quando vide il riflesso familiare del suo viso sullo schermo del computer, era troppo tardi: stava gemendo di piacere, con la camicia da notte sollevata, arrotolata fino ai fianchi, ed una mano tra le cosce. Con l’altra mano, si stava accarezzando i capezzoli. Le sue mutandine erano posate sulla scrivania, vicino allo schermo del computer. Giulia venne lo stesso, dimenando anche i fianchi, guardando il viso del marito riflesso sullo schermo del computer, su quel cazzo enorme. Giulia venne senza ritegno. Gemendo e dimenandosi. Come una troia.
Ora Giulia avrebbe voluto andare in bagno. Ma invece rimase come inebetita, con gli occhi bassi, davanti allo schermo del computer. Non sapeva cosa fare, si vergognava come una bambina. Aveva la pelle sudata, il viso rosso di piacere e di vergogna. Lui si avvicinò fino a a pochi centimetri da lei. Fino a frapporsi tra lei e lo schermo del computer. Poteva sentire il suo odore. Giulia rimase immobile. Poi sentì il sesso di suo marito, già eretto, premerle contro la bocca. E le sue mani afferrarle i capelli sulla nuca. Giulia si limitò a socchiudere un po’ la bocca. Lui fece tutto il resto, senza dire una parola. Giulia non l’aveva mai sentito così duro. Lui usò la bocca di Giulia senza ritegno, senza rispetto, come non aveva mai fatto. Spingendole il cazzo fino in gola. Togliendole il respiro. Giulia si limitò a gemere e a tentare di respingerlo in modo un po’ goffo, restando inerte, come una bambola di pezza. Pensò che con la saliva gli avrebbe sporcato i pantaloni, che avrebbe dovuto smacchiarli prima di portarli in lavanderia per lavarli a secco. Ma quando lui le sussurrò all’orecchio che era una puttana, Giulia provò un brivido di piacere. Niente di vistoso, solo un brivido. Lui le si accostò ancora di più, e Giulia sentì della saliva colare dal suo mento. Gli avrebbe sporcato i pantaloni. Lui ordinò a Giulia di allargare di più le cosce, e le si avvicinò ancora, premendole le mani contro la nuca. Giulia sentì un’ondata di piacere. Ora la sua fica colando. Avrebbe bagnato la sedia sotto di lei. Giulia non era mai stata scopata così, come una puttana. Dovette ingoiare quel cazzo per intero, fino alle palle. Quasi non riusciva a respirare. Dovette trattenersi per non vomitare. Intanto i capezzoli di Giulia, duri e sensibili, sfioravano la stoffa dei pantaloni del marito. E ogni contatto le dava un brivido. Quando lui venne, Giulia temette di soffocare. Lei lo accolse in silenzio, maledicendo quella maledetta pornostar succhiacazzi che l’aveva messa in quella situazione. La pornostar sorrideva, sempre ammiccante, sullo schermo del computer, anche se ora Giulia non poteva vederla (il suo viso era schiacciato sul pube di suo marito). Quando lui ebbe finito, ordinò a Giulia di succhiargli per bene il cazzo, per ripulirlo. Giulia provò un brivido di piacere. Eseguì docilmente, appoggiandosi su di lui, sfiorandolo con i seni, con la schiena leggermente inarcata in avanti, stringendo leggermente le sue gambe tra le cosce. Lui le sussurrò dolcemente all'orecchio: "Sei la mia puttana". Giulia annuì. Sotto la sua fica, sulla sedia, c'era una piccola pozza di umori.


(continua con "Puttana per lui")


Sei la mia puttana





Tutto era cominciato per caso, quando suo marito aveva sopreso Giulia mentre si toccava davanti al computer, guardando foto porno. Giulia non sapeva da quanto tempo suo marito era lì, pochi passi dietro di lei. Non sapeva da quanto tempo lui la stava guardando. Sullo schermo del computer c’era l’immagine di una pornostar che succhiava un cazzo enorme, sorridendo in modo ammiccante alla fotocamera.
Quando Giulia si accorse di lui, quando vide il riflesso familiare del suo viso sullo schermo del computer, era troppo tardi: stava gemendo di piacere, con la camicia da notte sollevata, arrotolata fino ai fianchi, ed una mano tra le cosce. Con l’altra mano, si stava accarezzando i capezzoli. Le sue mutandine erano posate sulla scrivania, vicino allo schermo del computer. Giulia venne lo stesso, dimenando anche i fianchi, guardando il viso del marito riflesso sullo schermo del computer, su quel cazzo enorme. Giulia venne senza ritegno. Gemendo e dimenandosi. Come una troia.
Ora Giulia avrebbe voluto andare in bagno. Ma invece rimase come inebetita, con gli occhi bassi, davanti allo schermo del computer. Non sapeva cosa fare, si vergognava come una bambina. Aveva la pelle sudata, il viso rosso di piacere e di vergogna. Lui si avvicinò fino a a pochi centimetri da lei. Fino a frapporsi tra lei e lo schermo del computer. Poteva sentire il suo odore. Giulia rimase immobile. Poi sentì il sesso di suo marito, già eretto, premerle contro la bocca. E le sue mani afferrarle i capelli sulla nuca. Giulia si limitò a socchiudere un po’ la bocca. Lui fece tutto il resto, senza dire una parola. Giulia non l’aveva mai sentito così duro. Lui usò la bocca di Giulia senza ritegno, senza rispetto, come non aveva mai fatto. Spingendole il cazzo fino in gola. Togliendole il respiro. Giulia si limitò a gemere e a tentare di respingerlo in modo un po’ goffo, restando inerte, come una bambola di pezza. Pensò che con la saliva gli avrebbe sporcato i pantaloni, che avrebbe dovuto smacchiarli prima di portarli in lavanderia per lavarli a secco. Ma quando lui le sussurrò all’orecchio che era una puttana, Giulia provò un brivido di piacere. Niente di vistoso, solo un brivido. Lui le si accostò ancora di più, e Giulia sentì della saliva colare dal suo mento. Gli avrebbe sporcato i pantaloni. Lui ordinò a Giulia di allargare di più le cosce, e le si avvicinò ancora, premendole le mani contro la nuca. Giulia sentì un’ondata di piacere. Ora la sua fica colando. Avrebbe bagnato la sedia sotto di lei. Giulia non era mai stata scopata così, come una puttana. Dovette ingoiare quel cazzo per intero, fino alle palle. Quasi non riusciva a respirare. Dovette trattenersi per non vomitare. Intanto i capezzoli di Giulia, duri e sensibili, sfioravano la stoffa dei pantaloni del marito. E ogni contatto le dava un brivido. Quando lui venne, Giulia temette di soffocare. Lei lo accolse in silenzio, maledicendo quella maledetta pornostar succhiacazzi che l’aveva messa in quella situazione. La pornostar sorrideva, sempre ammiccante, sullo schermo del computer, anche se ora Giulia non poteva vederla (il suo viso era schiacciato sul pube di suo marito). Quando lui ebbe finito, ordinò a Giulia di succhiargli per bene il cazzo, per ripulirlo. Giulia provò un brivido di piacere. Eseguì docilmente, appoggiandosi su di lui, sfiorandolo con i seni, con la schiena leggermente inarcata in avanti, stringendo leggermente le sue gambe tra le cosce. Lui le sussurrò dolcemente all'orecchio: "Sei la mia puttana". Giulia annuì. Sotto la sua fica, sulla sedia, c'era una piccola pozza di umori.


(continua con "Puttana per lui")


sabato 27 novembre 2010

French Maids: Serve altro, Signore?

BDSM: una piccola galleria d'immagini sulle French Maids





Vado bene così, Signore?





Desidera altro, Signore?




Pronta per le pulizie




Vado bene così, o mi preferisce senza mutandine, Signore?





Scopra meglio i capezzoli, per favore ...




Si pieghi meglio in avanti, per favore ...

(immagine di Loic Dubigeon)


Nella cultura BDSM, il termine "French Maid" indica una donna vestita con un costume che ricorda quello delle collaboratrici familiari (cameriere) di fine '800: uniforme nera e un gonnellino bianco.  La gonna dev'essere molto, molto corta, e le mutandine sono solo opzionali ...

lunedì 15 novembre 2010

Histoire d'O

Histoire d'O



(L’amore crea dipendenza)



“O ascoltava e tremava di felicità, perché lo amava”.

“Vorrei punirmi per essere stata felice prima di incontrarti”



“Histoire d’O” venne pubblicato nel 1954 a firma Pauline Réage, scatenando reazioni scomposte nella società dell’epoca. Il libro fu messo al bando in Francia, riemerse successivamente in America, per placare la tensione sociale dei gruppi femministi.

La scrittrice si rivelava essere una perfetta sconosciuta pronta a regalare un libro che sa restare intatto nello scrigno segreto di una donna e nella mente di ogni uomo che ne sfoglia avidamente le pagine.

Si scatenarono anatemi e polemiche su quelle che furono, e sono ancora oggi, pagine cariche di un “qualcosa” che non si era mai letto prima. Non era l’uomo a confessare di avventure galanti, di sogni e di illusioni amorose, ma una donna che confessava la felicità della schiavitù, così come scriveva Jaen Paulhan, nella prefazione del libro.

“Finalmente una donna che lo confessa! Cosa confessa? Quel che le donne non hanno mai ammesso, oggi più che mai. Quello che gli uomini hanno sempre rimproverato loro: che sono schiave dei loro istinti; che in loro tutto è sesso, anche lo spirito” (J.Paulhane).

Si credeva che l’Autrice in realtà fosse lo stesso Paulhane, o che lo stesso si fosse fatto aiutare da una donna per descrivere arguzie sensoriali che solo il genere femminile poteva carpire. Illazioni e depistaggi che lasciarono il romanzo avvolto nel mistero.

L’idea di partenza era la creazione letteraria di un personaggio assimilata alla Justine di De Sade, ma con l’espressività di una felicità interiore per il totale annullamento fisico e morale, non di un uomo in particolare come destinatario identificato di un sentimento assoluto, ma dell’idea stessa dell’amore.

Il sadomasochismo nella forma più spietata e iperrealista che poteva essere narrata emerge in tutta la sua nitidezza, senza lasciar spazio alcuno all’immaginazione. Già il fatto che la protagonista venga chiamata solo con l’iniziale del suo nome “O” fa ben capire quale sia l’annientamento della sua personalità, assolutamente voluto, assolutamente desiderato. Una donna pronta a disconoscere anche la sua identità anagrafica e, quindi ogni dignità e diritto, è pronta a qualsiasi cosa, senza rendersi conto dell’abisso a cui è destinata.



Histoire d'O (versione a fumetti di Guido Crepax)


Il lettore che si accosta all’Histoire d’O rimane irretito da questa donna che, da classica innamorata, si muove con leggiadria dando tutto di sé, e lo fa con una serenità ed un amore spiazzante. In parallelo, ma solo se la mente vuole soffermarsi, emergono, con crudezza di particolari, le descrizioni erotiche e quelle più brutali dell’abbattimento fisico. Ciò che si delinea, in una sfumatura di dolcezza, è l’analisi del suo annichilimento voluto, cercato e accettato con amore.

“O” è quasi infelice, al limite della disperazione, quando non riceve il trattamento di punizione perpetua, tentando addirittura vane disubbidienze per ottenere ciò a cui aspira il suo essere.

“O” è una fotografa di moda che viene portata dal suo amante, Reneè, nella Villa di Roissy, luogo in cui le donne vengono istruite all’assoluta dedizione e ubbidienza.

“Tu sei soltanto colei che offro”, le dice prima di lasciarla sulla porta.



Je vous aime (Histoire d'O, versione a fumetti di Crepax)



Un addestramento fatto di torture e di sevizie l’attenderanno oltre quelle mura dorate. Lei accetta tutto senza lasciare traccia di dolore a chi la osserva tra le pagine del libro. Il dolore fisico, al contrario, la illumina e la innalza agli occhi dell’amato. I momenti di tenerezza sono infiniti. Lei ha una dedizione assoluta. Tanto che accetterà di essere ceduta ad un altro uomo, l’algido e spietato Sir Stephen.


“O era impietrita sul sofà come una farfalla infilzata ad uno spillo, un lungo spillo fatto di parole e di sguardi che le trapassavano il centro del corpo e le premevano le reni nude e vigili contro la seta tiepida. Non sapeva dove fossero i suoi seni, né la sua nuca, né le sue mani. La cosa più difficile era semplicemente parlare. Le labbra le bruciavano e la bocca era arsa, un’angoscia fatta di paura e di desiderio le serrava la gola, e le sue mani ritrovate erano fredde e madide. Se almeno avesse potuto chiudere gli occhi. No, non poteva. Due sguardi davano la caccia al suo, sguardi a cui non poteva – né voleva – sfuggire. Essi l’attiravano verso ciò che credeva di aver lasciato per sempre, a Roissy”.



O e Sir Stephen (versione a fumetti di Guido Crepax)



Con questo suo nuovo padrone “O” raggiunge la vetta più alta dell’annullamento. L’ardore e la passione per la violenza fisica e morale (caratteristica che mancava in Reneè) di quest’uomo la spingeranno a gesti che lasciano senza fiato. Come si fa con gli animali di proprietà, le verranno applicati degli anelli speciali e, quindi, verrà marchiata a fuoco nell’estasi finale del suo amore.



Il simbolo del possesso (da Histoire d'O, versione a fumetti di Crepax)



Marchiata a fuoco con le iniziali di Sir Stephen (da Histoire d'O, versione a fumetti di Crepax)


O otterrà quello che il suo essere desidera attraverso la totale ubbidienza, in una prova infinita di perversione. Sir Stephen, così glaciale, finirà per essere sconfitto totalmente, e da questo suo indebolimento nascerà l’amore.

Solo in quel momento “O” potrà mutarsi in carnefice dei suoi amanti, uomini o donne che siano, e noi assistere alla liberazione morale di una donna che ama come poche potrebbero accettare di fare, indipendentemente dai metodi utilizzati per dimostrarlo.

Ecco cos’è questo libro. Una lettura scioccante dell’abbattimento di ogni sua difesa fisica e morale; una nudità assoluta del corpo e dell’animo che nulla deve nascondere al suo amore; una freschezza di sentimenti che suscitano non pietà, ma solidarietà.



O a Roissy (da Histoire d'O, versione a fumetti di Guido Crepax)



“Prima di te non sapevo cosa significasse amare”




Corinne Clery nel film Histoire d'O



E' stato tratto da questa storia l’omonimo film del 1975 di Just Jaeckin con Corinne Clery nella parte di “O”.

“Se c’è una parola che mi pervade l’animo quando penso ad O, questa è pudore. Sarebbe troppo arduo motivarla. E’ quel vento che corre incessante, che attraversa tutte le stanze. Così soffia anche in O uno spirito, non saprei dir quale, sempre puro e violento, senza tregua, senza ombre. Uno spirito decisivo, che nulla può turbare, né i sospiri, né gli orrori, né l’estasi, né la nausea”. J.Paulhan.





Immagini tratte da Histoire d'O di Guido Crepax

domenica 14 novembre 2010

Solo un titolo: Girl and toy boys





Nel gergo sessuale il termine toyboy sta ad indicare un giovane individuo di sesso maschile propenso ad avere relazioni sentimentali ed amorose con donne di età più avanzata.

domenica 7 novembre 2010

Solo un titolo: Bagnata





La natura dell'eiaculazione femminile


Nel 1559, l'anatomista italiano Realdo Colombo riferì dell'eiaculazione femminile mentre spiegava le funzioni della clitoride, e nel XVII secolo l'anatomista olandese Regnier de Graaf scrisse, in un libro sull'anatomia femminile, di fluidi «che correvano fuori» e «che zampillavano» durante l'eccitamento sessuale.


Fino agli anni ottanta l'eiaculazione femminile era largamente ignorata dalla comunità medica. Il bestseller "Il punto G e altre scoperte sulla sessualità umana" porta all'interno della comunità medica l'innovativo concetto per cui l'eiaculazione femminile costituirebbe una delle principali fonti della salute sessuale delle donne.


Sebbene in molti, nella comunità medica e scientifica, abbiano ora riconosciuto l'esistenza del fenomeno, permane un largo vuoto quando si cerca di spiegare su basi scientifiche il processo di eiaculazione o la fonte del fluido stesso.


Per approfondire: l'eiaculazione femminile (Wikipedia)

sabato 11 settembre 2010

A cena senza mutandine


 

Ero felice di E., la mia ultima amante. Amavo il suo viso dallo sguardo dolce e un pò malinconico, la sua bocca morbida e ben tornita che non mi stancavo mai di baciare. Amavo i suoi grandi seni morbidi, color del latte, con i capezzoli che si indurivano subito sotto le mie dita. Quando E. veniva a trovarmi a casa, indossava sempre delle calze con giarrettiera, che mettevano in evidenza le sue belle gambe. Mi piaceva molto accarezzare la pelle morbida e delicata all'interno delle sue cosce, in alto, appena sotto la dolce apertura del suo sesso. Prima di fare l'amore, baciavo e mordicchiavo quei punti segreti, dove la sua pelle calda e vellutata aveva già l'odore un pò speziato del suo sesso, un odore che io amavo. Alternavo piacere  a dolore, leccando a fondo il sesso di E., penetrandolo con le dita mentre lei sospirava, e poi mordendo la pelle tra le sue cosce fino a farla mugolare di dolore. Spesso, sulla pelle di E. restava qualche piccolo livido con i segni dei miei denti, che a volte lei mi mostrava con orgoglio. E. amava essere  mia.


Quando era appena arrivata a casa, ed io cominciavo ad accarezzarla, E. si sfilava lentamente le mutandine, e me le consegnava con uno sguardo solenne, come in un rituale. Allora la baciavo sulla bocca e infilavo le dita nel suo sesso, che trovavo già aperto e bagnato per me. Ma, prima di far l'amore con lei, non mancavo mai di offrire il mio sesso alla sua bocca. Lei lo accoglieva con dedizione: amava darmi piacere, amava ingoiare tutta la mia asta, mentre io premevo le mani sulla sua nuca per godere meglio di lei ...





 

 

Ieri sera, io ed E. siamo andati a una cena all'aperto. E. indossava un vestitino molto corto, con calze autoreggenti, che evidenziavano le sue belle gambe. Prima di uscire, E. aveva sollevato sul davanti il vestitino, mostrandomi maliziosa il piccolo slip di tulle ricamato che aveva scelto, e ricevendo il mio sguardo d'approvazione.


Durante la cena in giardino, E. era seduta accanto a me. Mi piaceva accarezzare le sue gambe vellutate, sotto il tavolo, senza darlo a vedere, mentre chiacchieravamo distrattamente con gli altri ospiti. Quando le mie mani si sono spostate verso il suo sesso, sotto lo slip, E. è arrossita, e ha cercato di chiudere le gambe. Il suo sesso era già bagnato. Io ho continuato a toccarla: era eccitante vederla mentre cercava di nascondere la sua ansia di tradirsi. Quando le ho sussurrato all'orecchio di togliersi le mutandine, E. è arrossita violentemente, ed è rimasta in silenzio per qualche minuto. Poi mi ha passato le mutandine, sotto il tavolo.


Continuavo ad accarezzare il sesso di E., mentre lei parlava con gli altri ospiti. Sapevo come farla godere ... la accarezzavo fino a sentire il suo  clitoride indurirsi sotto le mie dita ... mi piaceva sentire la sua voce che si abbassava per l'eccitazione e l'ansia, mentre cercava di controllarsi ... avrebbe voluto stringere le gambe, ma io glielo impedivo. E. aveva le gote rosse e gli occhi lucidi, come se avesse bevuto.


Prima del dolce, E. mi ha sussurrato all'orecchio: "Devo fare la pipì". Le ho detto che l'avrei accompagnata. L'ho guidata lungo i vialetti del giardino verso un punto nascosto, dove le voci degli altri ospiti arrivavano lontane. Le ho detto "Falla qui". Rossa di vergogna, E. si è accosciata dietro un cespuglio, e ha sollevato la gonna. Mi sono spostato di qualche passo, per osservare la dolce curva delle sue natiche bianche, sotto la luce della luna. Quando ha finito, mi sono avvicinato a lei prima che si rialzasse, ho accarezzato dolcemente il suo viso bellissimo, e le ho fatto sentire il mio sesso duro, attraverso la stoffa sottile dei pantaloni. Lei lo ha baciato. Poi mi ha guardato in silenzio, con gli occhi lucidi. L'ho guidata verso un albero lì vicino, facendola chinare in avanti, con le mani poggiate sul tronco dell'albero, per sostenersi. Con una mano, lei ha sollevato la gonna, scoprendo di nuovo la dolce curva delle sue natiche, e inarcando leggermente la schiena, per offrirmi meglio il suo sesso. Le ho fatto divaricare meglio le gambe, mentre il mio fallo già sfiorava il caldo fiore del suo sesso, poi le ho afferrato i fianchi ... l'ho sentita gemere di piacere, mentre il mio fallo entrava in lei ...







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domenica 27 giugno 2010

Agenzia ACME: Pulizie di casa

Per le pulizie del mio appartamento mi rivolgo ormai da anni a un'agenzia specializzata, una delle migliori del settore.


All'inizio, prima di scegliere la ragazza giusta per le pulizie di casa, pretendevo di vederne le foto, e poi di incontrarla personalmente. Per me era importante verificare personalmente l'efficienza, la precisione e la docilità delle ragazze. Prima di sceglierle, spesso sottoponevo le ragazze a una rigorosa ispezione fisica.


L'agenzia che reclutava le ragazze disponeva di appositi locali, molto accoglienti, per questo tipo di ispezioni. Qui, le candidate si facevano trovare nude, a quattro zampe, con le natiche larghe e ben esposte, su dei tavoli bassi. Di solito, mi limitavo a controllare che il sesso e l'ano fossero permettamente rasati, sfiorandoli con le dita. A volte, verificavo la docilità delle ragazze, infilando un dito bagnato di saliva nel loro ano. Dovevano aprirsi docilmente, lasciar entrare il mio dito, lasciarlo scorrere con facilità, e poi succhiarlo con dedizione, quando lo estraevo e lo infilavo nella loro bocca per ripulirlo.


Ormai l'agenzia ha capito esattamente il tipo delle mie esigenze, e non controllo più le ragazze prima di farle venire a casa. Ieri mattina é arrivata l'ultima. Era una giapponese. La sua divisa era perfetta. Dopo esser entrata, si è messa carponi, con la gonna sollevata e le natiche ben aperte. E' rimasta così, guardandomi con sottomissione, in attesa di ordini. E' perfetta. Io stesso non avrei potuto scegliere di meglio.







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domenica 16 agosto 2009

Il mio incontro con S.

Conobbi S. per caso, una sera, in chat. Forse lei cominciò a desiderarmi fin da quella sera. Non so perché. Continuammo ad incontrarci in chat, senza rivelare i nostri veri volti.

S. imparò ad aspettarmi, in chat, indossando una gonna corta, in modo da potersi velocemente sfilare le mutandine, quando io glielo ordinavo. Imparò a restare seduta, davanti alla tastiera, con la gonna sollevata, e le natiche a diretto contatto con la sedia. Imparò ad infilare le mani sotto le sue natiche, allargandole, in modo da sentirsi ancora più aperta, esposta, mentre leggeva sullo schermo i miei messaggi. Di solito, io cominciavo descrivendo come avrei usato la sua bocca, senza riguardi, spingendo il mio sesso fino in fondo alla sua gola.

S. era felice di eseguire i miei ordini in chat. Di essere la mia puttana virtuale. Cominciai a chiamarla sul cellulare, dopo averla fatta eccitare in chat, per darle direttamente, a voce, i miei ordini.

S. era pronta. Volevo che conoscesse il sapore del mio sesso. Ci incontrammo, come per caso, in un bar, in un grande centro commerciale. Mentre parlavamo del più e del meno, in mezzo alla folla, io scrutavo il suo viso, per capire, se dopo, sarebbe stata mia.

S. mi chiese accompagnarla alla mia auto, senza dirmi cosa aveva deciso. Quando entrò in auto, si sfilò le mutandine, in silenzio. Poi mi guardò. Io la baciai dolcemente sulla bocca, e guidai l'auto verso un posto appartato, frequentato dagli innamorati. Mentre guidavo, una mano era tra le sue gambe, sul suo sesso, e lo accarezzava. Lei aprì le gambe, per essere più accessibile. Dopo un po', il suo sesso era già bagnato.

Quando arrivammo, fermai l'auto, estrassi il mio sesso già duro, e la guardai. Lei si chinò su di me, socchiudendo gli occhi, e sfiorando la punta del mio fallo con la sua lingua. Poi lo ingoiò lentamente, sospirando, come un dono che desiderava da tempo.