A volte solo immagini, a volte anche parole ... un viaggio verso il lato estremo del sesso (un blog collettivo, dedicato a donne adulte, consapevoli e … molto, molto perverse ... ;-)
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sabato 4 agosto 2012
giovedì 24 novembre 2011
Sei la mia puttana
Tutto era cominciato per caso, quando suo marito aveva sopreso Giulia mentre si toccava davanti al computer, guardando foto porno. Giulia non sapeva da quanto tempo suo marito era lì, pochi passi dietro di lei. Non sapeva da quanto tempo lui la stava guardando. Sullo schermo del computer c’era l’immagine di una pornostar che succhiava un cazzo enorme, sorridendo in modo ammiccante alla fotocamera.
Quando Giulia si accorse di lui, quando vide il riflesso familiare del suo viso sullo schermo del computer, era troppo tardi: stava gemendo di piacere, con la camicia da notte sollevata, arrotolata fino ai fianchi, ed una mano tra le cosce. Con l’altra mano, si stava accarezzando i capezzoli. Le sue mutandine erano posate sulla scrivania, vicino allo schermo del computer. Giulia venne lo stesso, dimenando anche i fianchi, guardando il viso del marito riflesso sullo schermo del computer, su quel cazzo enorme. Giulia venne senza ritegno. Gemendo e dimenandosi. Come una troia.
Ora Giulia avrebbe voluto andare in bagno. Ma invece rimase come inebetita, con gli occhi bassi, davanti allo schermo del computer. Non sapeva cosa fare, si vergognava come una bambina. Aveva la pelle sudata, il viso rosso di piacere e di vergogna. Lui si avvicinò fino a a pochi centimetri da lei. Fino a frapporsi tra lei e lo schermo del computer. Poteva sentire il suo odore. Giulia rimase immobile. Poi sentì il sesso di suo marito, già eretto, premerle contro la bocca. E le sue mani afferrarle i capelli sulla nuca. Giulia si limitò a socchiudere un po’ la bocca. Lui fece tutto il resto, senza dire una parola. Giulia non l’aveva mai sentito così duro. Lui usò la bocca di Giulia senza ritegno, senza rispetto, come non aveva mai fatto. Spingendole il cazzo fino in gola. Togliendole il respiro. Giulia si limitò a gemere e a tentare di respingerlo in modo un po’ goffo, restando inerte, come una bambola di pezza. Pensò che con la saliva gli avrebbe sporcato i pantaloni, che avrebbe dovuto smacchiarli prima di portarli in lavanderia per lavarli a secco. Ma quando lui le sussurrò all’orecchio che era una puttana, Giulia provò un brivido di piacere. Niente di vistoso, solo un brivido. Lui le si accostò ancora di più, e Giulia sentì della saliva colare dal suo mento. Gli avrebbe sporcato i pantaloni.
Lui ordinò a Giulia di allargare di più le cosce, e le si avvicinò ancora, premendole le mani contro la nuca. Giulia sentì un’ondata di piacere. Ora la sua fica colando. Avrebbe bagnato la sedia sotto di lei. Giulia non era mai stata scopata così, come una puttana. Dovette ingoiare quel cazzo per intero, fino alle palle. Quasi non riusciva a respirare. Dovette trattenersi per non vomitare. Intanto i capezzoli di Giulia, duri e sensibili, sfioravano la stoffa dei pantaloni del marito. E ogni contatto le dava un brivido.
Quando lui venne, Giulia temette di soffocare. Lei lo accolse in silenzio, maledicendo quella maledetta pornostar succhiacazzi che l’aveva messa in quella situazione. La pornostar sorrideva, sempre ammiccante, sullo schermo del computer, anche se ora Giulia non poteva vederla (il suo viso era schiacciato sul pube di suo marito). Quando lui ebbe finito, ordinò a Giulia di succhiargli per bene il cazzo, per ripulirlo. Giulia provò un brivido di piacere. Eseguì docilmente, appoggiandosi su di lui, sfiorandolo con i seni, con la schiena leggermente inarcata in avanti, stringendo leggermente le sue gambe tra le cosce. Lui le sussurrò dolcemente all'orecchio: "Sei la mia puttana". Giulia annuì. Sotto la sua fica, sulla sedia, c'era una piccola pozza di umori.
Sei la mia puttana
Tutto era cominciato per caso, quando suo marito aveva sopreso Giulia mentre si toccava davanti al computer, guardando foto porno. Giulia non sapeva da quanto tempo suo marito era lì, pochi passi dietro di lei. Non sapeva da quanto tempo lui la stava guardando. Sullo schermo del computer c’era l’immagine di una pornostar che succhiava un cazzo enorme, sorridendo in modo ammiccante alla fotocamera.
Quando
Giulia si accorse di lui, quando vide il riflesso familiare del suo
viso sullo schermo del computer, era troppo tardi: stava gemendo di
piacere, con la camicia da notte sollevata, arrotolata fino ai fianchi,
ed una mano tra le cosce. Con l’altra mano, si stava accarezzando i
capezzoli. Le sue mutandine erano posate sulla scrivania, vicino allo
schermo del computer. Giulia venne lo stesso, dimenando anche i fianchi,
guardando il viso del marito riflesso sullo schermo del computer, su
quel cazzo enorme. Giulia venne senza ritegno. Gemendo e dimenandosi.
Come una troia.
Ora
Giulia avrebbe voluto andare in bagno. Ma invece rimase come inebetita,
con gli occhi bassi, davanti allo schermo del computer. Non sapeva cosa
fare, si vergognava come una bambina. Aveva la pelle sudata, il viso
rosso di piacere e di vergogna. Lui si avvicinò fino a a pochi
centimetri da lei. Fino a frapporsi tra lei e lo schermo del computer.
Poteva sentire il suo odore. Giulia rimase immobile. Poi sentì il sesso
di suo marito, già eretto, premerle contro la bocca. E le sue mani
afferrarle i capelli sulla nuca. Giulia si limitò a socchiudere un po’
la bocca. Lui fece tutto il resto, senza dire una parola. Giulia non
l’aveva mai sentito così duro. Lui usò la bocca di Giulia senza ritegno,
senza rispetto, come non aveva mai fatto. Spingendole il cazzo fino in
gola. Togliendole il respiro. Giulia si limitò a gemere e a tentare di
respingerlo in modo un po’ goffo, restando inerte, come una bambola di
pezza. Pensò che con la saliva gli avrebbe sporcato i pantaloni, che
avrebbe dovuto smacchiarli prima di portarli in lavanderia per lavarli a
secco. Ma quando lui le sussurrò all’orecchio che era una puttana,
Giulia provò un brivido di piacere. Niente di vistoso, solo un brivido.
Lui le si accostò ancora di più, e Giulia sentì della saliva colare dal
suo mento. Gli avrebbe sporcato i pantaloni.
Lui ordinò a Giulia di allargare di più le cosce, e le si avvicinò
ancora, premendole le mani contro la nuca. Giulia sentì un’ondata di
piacere. Ora la sua fica colando. Avrebbe bagnato la sedia sotto di lei.
Giulia non era mai stata scopata così, come una puttana. Dovette
ingoiare quel cazzo per intero, fino alle palle. Quasi non riusciva a
respirare. Dovette trattenersi per non vomitare. Intanto i capezzoli di
Giulia, duri e sensibili, sfioravano la stoffa dei pantaloni del marito.
E ogni contatto le dava un brivido.
Quando lui venne, Giulia temette di soffocare. Lei lo accolse in
silenzio, maledicendo quella maledetta pornostar succhiacazzi che
l’aveva messa in quella situazione. La pornostar sorrideva, sempre
ammiccante, sullo schermo del computer, anche se ora Giulia non poteva
vederla (il suo viso era schiacciato sul pube di suo marito). Quando lui
ebbe finito, ordinò a Giulia di succhiargli per bene il cazzo, per
ripulirlo. Giulia provò un brivido di piacere. Eseguì docilmente,
appoggiandosi su di lui, sfiorandolo con i seni, con la schiena
leggermente inarcata in avanti, stringendo leggermente le sue gambe tra
le cosce. Lui le sussurrò dolcemente all'orecchio: "Sei la mia puttana".
Giulia annuì. Sotto la sua fica, sulla sedia, c'era una piccola pozza
di umori.
martedì 13 settembre 2011
(Solo un'immagine): Posso toccarmi ora?
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lunedì 15 agosto 2011
Buon Ferragosto a tutte!
Buon Ferragosto a tutte ...
che siate sole o che abbiate un uomo,
che siate sante o che siate porche,
che siate bagnate o che siate annoiate,
che siate tristi o che siate felici,
che vi piaccia toccarvi da sole o che preferiate un vibratore,
l'importante è che ... godiate ... un buon Ferragosto ...
giovedì 26 maggio 2011
Dreams of a Good Girl
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sabato 21 maggio 2011
giovedì 20 gennaio 2011
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mercoledì 15 dicembre 2010
L'immaginario erotico femminile

“Nessun uomo può sentirsi realmente libero a letto
con una donna che non lo è”!!
(N. Friday)
con una donna che non lo è”!!
(N. Friday)
Si pensa spesso che le fantasie erotiche femminili rispondano ad un bisogno, che riempiano un vuoto, che siano un sostituto della realtà e che come tali non emergano in momenti di pienezza sessuale, ma quando manca qualcosa… non è proprio così, in quanto noi donne siamo portate a fantasticare e siamo ricche di immaginazione tanto che, quando stiamo godendoci il sesso più intensamente, la nostra fantasia può suggerire altre esplorazioni nel mondo del sesso e variabili che vanno oltre quanto il corpo è abituato a fare.
Il sesso vissuto e non solo la sua carenza, può ispirare la fantasia. In alcune donne si verifica quasi una reazione a catena tra l’atto sessuale e la fantasia erotica, che si stimolano e si alimentano a vicenda. Per molte donne le fantasie sono un modo di esplorare, in condizioni di sicurezza, idee e situazioni che, nella vita reale, susciterebbero in loro timori. Nelle fantasie è possibile estendere la propria realtà, interpretare certe variabili ed immagini sessuali, allo stesso modo dei bimbi che, giocando, esprimono i propri desideri e liberano energie altrimenti inapplicabili alla realtà… non dimenticando che… pensare a certe cose, eccitarsi ad una certa immagine, non significa che è questo che si vorrebbe nella realtà!!
Quasi tutte le donne sentono la necessità di ricorrere all’uso di una “maschera” per poter esternare certi “strani pensieri”, cioè le loro fantasie… ecco quali sono i temi erotici ricorrenti:
Molti si chiedono se le fantasie erotiche di una donna rispettano l’ambiente in cui è cresciuta, ma non ha senso discutere sulla classe o l’ambiente reale di una donna che si nasconde dietro la fantasia, se non per negare che ciò influisce sull’argomento e il modo del suo fantasticare. Non è possibile prevedere, mai, che cosa risulterà eccitante per una certa persona: quello che funziona per una donna può non aver significato per un’altra. È possibile affermare che, nell’immaginario, le donne parlano tutte lo stesso linguaggio, perché vogliono tutte la stessa cosa e ciò che condividono è la “segretezza” delle loro fantasie.
Secondo le teorie più diffuse le donne non vengono eccitate da ciò che vedono o leggono quanto gli uomini e questo, forse, per il fatto che è stato insegnato loro a non guardare e, quindi, a privarsi di uno sfogo reale per gli stimoli visivi e verbali… nonostante ciò dimostrano più talento nel costruirsi delle immagini costitutive della realtà ed è per questo che sanno fantasticare meglio!!
Il sesso vissuto e non solo la sua carenza, può ispirare la fantasia. In alcune donne si verifica quasi una reazione a catena tra l’atto sessuale e la fantasia erotica, che si stimolano e si alimentano a vicenda. Per molte donne le fantasie sono un modo di esplorare, in condizioni di sicurezza, idee e situazioni che, nella vita reale, susciterebbero in loro timori. Nelle fantasie è possibile estendere la propria realtà, interpretare certe variabili ed immagini sessuali, allo stesso modo dei bimbi che, giocando, esprimono i propri desideri e liberano energie altrimenti inapplicabili alla realtà… non dimenticando che… pensare a certe cose, eccitarsi ad una certa immagine, non significa che è questo che si vorrebbe nella realtà!!
Quasi tutte le donne sentono la necessità di ricorrere all’uso di una “maschera” per poter esternare certi “strani pensieri”, cioè le loro fantasie… ecco quali sono i temi erotici ricorrenti:
- l’anonimato: intensifica il romanticismo ed aggiunge un pizzico di drammaticità. Aumenta il piacere ed elimina la colpa, che rappresenta una nemica della fantasia. L’anonimato dà ad una donna la libertà di prendersi ciò che ha sempre desiderato sessualmente, senza dover guardare in faccia nessuno e senza un volto noto cui dover rendere conto l’indomani (questo perché nessuno conoscerà mai l’altro, dato che per le leggi della fantasia gli estranei non si incontreranno mai più).
- In pubblico: la possibilità di essere visti, guardati, scoperti, può essere più eccitante della presenza reale del pubblico… ma, spesso, il pubblico assume nelle fantasie erotiche femminili un ruolo sia passivo che attivo: sono presenti spettatori autentici, che devono “applaudire” la performance a cui assistono e, contemporaneamente, agire da stimolo nei confronti della recitazione immaginaria. Molte donne percepiscono il bisogno di sentire la presenza del pubblico quando stanno facendo l’amore perché… “il pensiero di essere guardata da qualcuno che non sa che io so che lui mi sta guardando… mi fa godere molto”!!
- Violenza carnale: solleva da un senso di colpa e di responsabilità. Mettendosi nelle mani del suo aggressore immaginario, facendone un aggressore, la donna ottiene che lui faccia quello che lei vuole, mentre apparentemente è costretta a fare ciò che vuole lui. Raggiunge il suo scopo senza una colpa, alla mercé di una forza superiore alla sua. Violenze, fremiti ed oltraggio sono il prezzo che deve pagare per ottenere quella specie di piacere senza peccato, che forse non riesce a concedersi nella quotidianità.
Si tratta di donne, comunque, che non hanno alcun desiderio di essere violentate nella realtà. Il messaggio non sta in ciò che accade (cioè nell’atto in sé dello stupro), ma nelle emozioni che vengono liberate in questa fantasia.
- Masochismo: costrizione. Nel parlare delle loro fantasie le donne usano, spesso, le parole “forza”, “forzare”, per esprimere la mancanza di controllo su ciò che accade loro. Per alcune qualsiasi pena è solo un prezzo da pagare per soddisfare i propri desideri, un mezzo per il fine. Altre donne, invece, desiderano la sofferenza per sé stesse, che si identifica, quindi, con il culmine del piacere. Portato agli estremi il desiderio di sofferenza diventa una vera malattia e mostra a quali estremi, sia pure immaginari, si spingerà una donna per sentire qualcosa, finalmente, per sentire per lo meno qualcosa.
- Umiliazione: in stretta connessione con il vissuto di masochismo, in quanto si esprime il desiderio di essere dominate, sentirsi messe sotto. Amano essere avvilite e ridotte con ogni mezzo a uno stato di obiezione umiliante. Sembra che questo forte sentimento origini dall’avanzamento delle donne verso una nuova libertà sessuale, in seguito all’abbandono del loro ruolo storico di secondo sesso.
- Terrore sensuale: incapacità di lasciarsi andare all’orgasmo. Molte donne non riescono mai ad avere un orgasmo, perché hanno paura di lasciarsi andare, paura dell’abbandono, della mancanza di controllo che l’orgasmo comporta… “impressione di cadere non si sa dove…”!!
- Proibito: possibilità di essere scoperti da qualcuno. Importanza fondamentale assume l’idea del “tempo” che fugge, che esalta il senso del brivido, specie quando si tratta di un peccato d’amore: relazione illecita vera e propria o semplice fantasia di sesso proibito. Nella fantasia il tempo è sempre dalla parte del colpevole, perché la minaccia del suo rapido trascorrere rende tutto più eccitante.
- Trasformazione: l'illusione di essere più bella, anche nella fantasia, esalta il sesso, rafforzando nella donna la consapevolezza della propria desiderabilità. La loro massima aspirazione è trasformarsi. Senza un totale cambiamento di sé e della loro visione ristretta non potrebbero mai avere un rapporto erotico, né reale né immaginario. La fantasia le libera dalla stretta del profondo disprezzo che hanno di sé nella vita reale.
- Incesto: compare spesso nelle fantasie erotiche femminili…
“abbiamo avuto parecchie volte dei veri e propri rapporti sessuali e ci siamo chiamati reciprocamente sorella e fratello”…
“è rimasto per sempre l’elemento erotico principale di tutte le mie fantasie masturbatorie”…
“ad eccitarmi è l’idea di essere guardata da mio padre”…Nonostante l’idea di Freud, maturata nel corso dei suoi studi, di considerare l’incesto una pura fantasia di donne cresciute sotto la dittatura paternalistica di un’epoca in cui l’immagine della “padrona di casa” era tanto forte da rappresentare un rivale inconscio, quasi invincibile per ogni uomo che venisse dopo… sembra che le donne siano portate all’incesto tanto quanto gli uomini.
- Animali: il cane. Assume un ruolo da protagonista nelle fantasie erotiche femminili in quanto presenta una qualità molto importante: l’innocenza. I cani hanno dei grossi nasi da fiuto, grosse lingue umide, che scattano a leccare tutto ciò che ha un certo odore… è il ricordo della bambina, a cui nessuno ha mai toccato le sue parti intime e che rappresenta il primo brivido sessuale di tutta una vita… non importa se la bambina lo lascia continuare o no, ma il ricordo di questa prima leccata di piacere può accompagnare una donna per tutta la vita!
- L’uomo nero: il grosso uomo nero. Proibito per il suo colore; il suo pene ha proporzioni mitiche; le storie che da anni si raccontano sulle sue capacità erotiche si avvicinano alla magia nera. C’è presenza di promiscuità. In questo tipo di fantasia si cerca di rimuovere il senso di colpa trasformandolo in un caso di stupro. Essere violentata permette alla donna di abbandonare del tutto il proprio sé (indifeso) all’evento, in modo che ogni singola spinta possa essere intesa come un tentativo di divincolarsi. L’effetto desiderato, inoltre, viene alimentato dalle dicerie sulla pelle e le dimensioni dell’uomo nero.
- Altre donne: l’immagine erotica delle fantasie di donne su altre donne a volte rappresenta chiaramente una proiezione dei sentimenti di colei che sta fantasticando, quello che lei realmente desidera sia dagli uomini sia dalle donne. Quello che si cerca in persone dello stesso sesso è la tenerezza che non si riesce ad ottenere dai propri amanti nella realtà…
“sognavo che ci eravamo svestite a vicenda e che lei mi teneva in braccio”…
“…lei, con la sua gentilezza, è un sollievo”!
Molti si chiedono se le fantasie erotiche di una donna rispettano l’ambiente in cui è cresciuta, ma non ha senso discutere sulla classe o l’ambiente reale di una donna che si nasconde dietro la fantasia, se non per negare che ciò influisce sull’argomento e il modo del suo fantasticare. Non è possibile prevedere, mai, che cosa risulterà eccitante per una certa persona: quello che funziona per una donna può non aver significato per un’altra. È possibile affermare che, nell’immaginario, le donne parlano tutte lo stesso linguaggio, perché vogliono tutte la stessa cosa e ciò che condividono è la “segretezza” delle loro fantasie.
Secondo le teorie più diffuse le donne non vengono eccitate da ciò che vedono o leggono quanto gli uomini e questo, forse, per il fatto che è stato insegnato loro a non guardare e, quindi, a privarsi di uno sfogo reale per gli stimoli visivi e verbali… nonostante ciò dimostrano più talento nel costruirsi delle immagini costitutive della realtà ed è per questo che sanno fantasticare meglio!!
Testo tratto da:
Nancy Friday, (2000).
Il mio giardino segreto. Le fantasie erotiche femminili.
Como: Edizioni Demetra.
Nancy Friday, (2000).
Il mio giardino segreto. Le fantasie erotiche femminili.
Como: Edizioni Demetra.
Bruce Springsteen, "Secret Garden" (Live in NYC, 1995)
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giovedì 28 ottobre 2010
Il piacere di Matilde
Per inoltrarsi nel fantastico mondo dell'eros femminile, ecco uno dei più bei racconti di Anais Nin,tratto dal suo libro "Il delta di Venere"

Il piacere di Matilde nell'accarezzare gli uomini era così immenso, e le loro mani che passavano sul suo corpo la accarezzavano così completamente, così continuamente, che non riusciva quasi mai a raggiungere l'orgasmo.
Se ne rendeva conto solo dopo che gli uomini se n'erano andati e si risvegliava dai suoi sogni d'oppio con il corpo ancora inquieto.
Rimaneva sdraiata a limarsi le unghie e a dipingerle con lo smalto, si dedicava alla sua raffinata toilette per future occasioni, si spazzolava i capelli biondi. Seduta al sole, si schiariva i peli del pube con batuffoli di acqua ossigenata per armonizzarli coi capelli. Abbandonata a se stessa, era tormentata dal ricordo delle mani sul suo corpo. Ora ne sentì una sotto il braccio, che le scivolava verso la vita. Le venne in mente Martinez, il suo modo di aprirle il sesso come un bocciolo, i colpetti della sua lingua veloce che copriva la distanza dal pelo pubico alle natiche, fermandosi nella fossetta alla fine della colonna vertebrale. Come gli piaceva questa fossetta, che portava le sue mani e la sua lingua a seguire la curva all'ingiù e svanire tra le due morbide rotondità carnose.
Pensando a Martinez, Matilde si sentì invadere dalla passione.
E non riuscì ad aspettare il suo ritorno.
Si guardò le gambe che a furia di vivere in casa erano diventate bianche, molto allettanti, di un bianco gesso simile alla carnagione delle donne cinesi, di un morboso pallore da serra che gli uomini, e in particolare i peruviani di pelle scura, amavano molto.
Si guardò il ventre, senza un difetto, senza una sola piega che non avrebbe dovuto esserci. I peli pubici erano rosso dorati, brillavano al sole.
"Com'è che mi vede lui?" si chiese.
Si alzò e portò un lungo specchio vicino alla finestra e lo appoggiò al pavimento, contro una sedia. Poi vi si mise di fronte, seduta sul tappeto, e lentamente aprì le gambe.
La vista era incantevole.
La pelle era immacolata, la vulva rosata e piena. Pensò che era come la foglia dell'albero della gomma con il suo latte segreto che la pressione delle dita poteva far uscire, la mistura odorosa che assomigliava a quelle delle conchiglie marine. Così era Venere, nata dal mare, con dentro questo piccolo chicco di miele salato, che solo le carezze potevano far uscire dai recessi nascosti del suo corpo.
Matilde si chiese se sarebbe riuscita a farlo uscire dal suo misterioso nocciolo.
Aprì con le dita le piccole labbra della vulva e incominciò ad accarezzarla con la dolcezza di un gatto. Avanti e indietro, si accarezzò come faceva Martinez con le sue dita scure più nervose.
Le vennero in mente quelle dita scure sulla sua pelle, così in contrasto col suo pallore, così grosse che sembravano più adatte a far male che a suscitare piacere con il loro tocco. Con quanta delicatezza la toccava, pensò, tenendo la vulva tra le dita come se stesse toccando del velluto.
Anche lei la prese come faceva lui, tra il pollice e l'indice. Con l'altra mano libera continuò ad accarezzarsi.
Provò Io stesso scioglimento che sentiva sotto le dita di Martinez. Da qualche luogo oscuro stava arrivando un liquido salmastro, a coprire le ali del suo sesso, e tra esse ora brillava.
Poi Matilde volle sapere che aspetto aveva quando Martinez le diceva di girarsi. Si sdraiò sul fianco sinistro offrendo il culo allo specchio. Ora poteva vedere il suo sesso da un'altra prospettiva. Si mosse come si muoveva per Martinez. Vide la sua mano apparire sulla collinetta formata dalle natiche, che prese ad accarezzare. L'altra mano si spostò tra le gambe e comparve nello specchio da dietro. Questa mano le accarezzava il sesso avanti e indietro. Poi venne inserito un indice e Matilde incominciò a strofinarvisi contro.
Ora era in preda al desiderio di essere presa da entrambe le parti, e affondò l' altro indice nel buco tra le natiche. Ora, spostandosi in avanti, sentiva il dito nella vagina, e, sporgendosi indietro, sentiva l'altro dito, come le capitava a volte quando Martinez e un amico la accarezzavano insieme.
L'avvicinarsi dell'orgasmo la eccitò e i suoi gesti divennero convulsi, gesti che volevano staccare l'ultimo frutto da un ramo, tirando e strappando per far precipitare tutto in un orgasmo selvaggio, che venne mentre si guardava allo specchio, vedendo le sue mani muoversi, il miele brillare, tutto il sesso e il culo umidi di un umore lucente tra le gambe.
(tratto da "Il delta di Venere" di Anais Nin)
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