giovedì 2 settembre 2010

Iniziazione di una schiava: la bocca





La bocca della schiava è fatta per dare il massimo piacere possibile al proprio padrone. Una buona schiava accoglie sempre con gioia il fallo del padrone nella sua bocca. Le sue labbra, la sua lingua, la sua gola devono essere un perfetto strumento di piacere.


 

Quando conobbi F., capii subito che sarebbe stata una schiava perfetta. Era una ragazza alta, magra, con dolci occhi verdi, una bocca sorridente. Guardando quella bocca, mio il sesso diventava duro: non vedevo l'ora di usarla.


Cominciai a invitarla a cena, ma lei non voleva parlar di sesso: evitava quel tipo di argomenti, arrossendo. Mi piacevano la sua docilità, il modo in cui mi guardava, le cose che mi diceva. A lei piaceva molto ascoltarmi. Una sera, dopo cena, mentre lei era in piedi nel salotto, le dissi dolcemente: "Levati le mutandine". Lei arrossì, il suo viso era come di fiamma. Poi, dopo un tempo che mi sembrò lunghissimo, si sfilò le mutandine e le lasciò cadere, guardandomi.
Mi avvicinai a lei, la baciai sulla bocca e le infilai una mano tra le sue gambe. Il suo sesso era aperto, caldo, bagnato. Lei scostò leggermente le gambe perchè la potessi toccare meglio.


Ordinai a F. di inginocchiarsi e avvicinai alla sua bocca il mio sesso già duro. Lei lo accolse con gioia, mentre io le afferravo i capelli dietro la nuca per spingere meglio nella sua bocca. Spingevo tutto il fallo dentro di lei, fino alla sua gola, togliendole il respiro, mentre un filo di saliva colava dalle sue labbra. Per far durare più a lungo questa dolce tortura, a volte mi fermavo, colla punta del mio fallo che sfiorava le sue labbra. Allora lei mi guardava, in attesa, sfiorando delicatamente i miei testicoli con la punta delle dita. Alla fine, godetti completamente della sua bocca, e il mio seme schizzò fin nella sua gola. Lei lo ingoiò sorridendo, orgogliosa, e mi guardò. Capii che F.  era mia, che lo era sempre stata. Da allora, non passa giorno senza che io non usi la sua bocca.








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sabato 24 luglio 2010

La punizione di P.

Avevo usato P., la mia nuova cagna, assieme a due miei amici. Come immaginavo, P. si era comportata da vera troia.


Quando le avevo ordinato di spompinarli, a turno, lei aveva dimostrato un'ammirevole dedizione. Aveva leccato i loro falli, li aveva ingoiati come una brava scolaretta che esegue scrupolosamente i suoi compiti. Intanto, con le mie dita esploravo la sua fica. Era vergognosamente bagnata.


Poi, uno dei suo amici si era disteso sotto di lei, infilando il suo sesso duro nella sua fica , mentre l'altro, da dietro, la inculava. Io ero davanti a P., e le scopavo  la bocca, premendo a fondo, fino alla sua gola, fino a toglierle il respiro, come facevo sempre con lei.


Il mio fallo non riusciva a soffocare i gemiti, i mugolii di piacere di P., che andavano a ritmo con i movimenti dei miei due amici che la stavano scopando. Estrassi il mio sesso dalla sua bocca, le afferrai i capelli, gardandola negli occhi, e la schiaffeggiai.


"Ci stai provando troppo gusto, cagna!" - le dissi.


Vidi delle lacrime spuntare dai suoi occhi. Ma P. non potè reprimere i suoi gemiti di piacere, i suoi mugolii da cagna, quando il mio amico che la stava inculando prese a sbatterla con forza.


Dopo che i miei amici furono andati via, ordinai a P. di lavarsi e di tornare da me.
P. sapeva che sarebbe stata punita. Non sapeva come. Ordinai a P. di mettersi a quattro zampe sul tappeto, e poi le legai i polsi assieme alle caviglie.

 


 

Ordinai a P. di tenere le gambe ben larghe, e poi presi un frustino leggero. P. odiava i frustini. Cercò di sfuggirmi, strisciando sul pavimento a quattro zampe. Ma, con i polsi legati alle caviglie, riuscì a muoversi solo di qualche metro prima che io la fermassi.


Misi una mano tra le gambe di P., che lei allargò docilmente, come per un riflesso automatico. Presi ad accarezzarle la fica. Lei si bagnò subito, nonostante tremasse per la paura del dolore che la attendeva. Infilai le mie dita nella sua fica accogliente, la accarezzai dolcemente, la feci aprire come un fiore, mentre sfioravo le sue natiche col frustino.


P. mi sussurrò: "Fammi quello che vuoi".


Cominciai a frustare P. con forza, sulle natiche, mentre tenevo le dita nella sua fica, le aprivo e le facevo vibrare. Alternavo piacere a dolore. Le natiche di P. erano rosse, percorse da segni sottili, come una ragnatela. Il suo sesso era aperto, e colava.

 


 

Infilai le dita anche nell'ano di P., che lei aprì docilmente per me, nonostante il dolore che le infliggevo ... Mentre la frustavo ancora più forte, le mie dita stringevano forte la sottile parete di carne tra la sua vagina ed il suo ano.


Ora, P. era pronta per il mio fallo. Appoggiai la punta sul suo ano, che cedette subito, quasi fosse in attesa. Quando entrai, la sentii gemere di piacere ...


...

Dal diario di una cagna

 

Quella sera il mio padrone mi telefonò poco prima di tornare a casa e mi disse che aveva una sorpresa per me. Mi ordinò di indossare ciò che aveva preparato lui stesso, nel primo ripiano dell'armadio e di aspettarlo... Eccitata all'idea di non sapere cosa avesse in mente, mi feci una doccia, mi sistemai i capelli e mi truccai... Aprendo l'armadio trovai un paio di autoreggenti nere, un paio di scarpe con i tacchi a spillo, ed una collana di perle... tutto qui?... chissà cosa avrà in mente....


Alle 21, suonò il campanello, io vestita di niente, aprii la porta per accogliere il mio signore, il quale mi sorrise e guardandomi mi disse:"brava la mia cagna! vedo che hai obbedito!" Immediatamente dopo, mi accorsi che dietro le sue spalle, sul pianerottolo, c'erano altri due uomini che sorridevano e mi guardavano entusiasti.


Io guardai il mio padrone e lui mi disse:"Tranquilla cagna! Ora il tuo padrone ti farà divertire un pò!". Entrarono e lui, togliendosi la giacca, disse ai due di accomodarsi sul divano ed a me ordinò di portare qualcosa da bere per se e per i suoi amici. Io praticamente nuda, andai in cucina preparai da bere e portai il vassoio in salotto. Il mio padrone mi ordinò di servire le bibite e subito dopo mi disse di inginocchiarmi davanti ad uno dei due uomini e di prenderglielo in bocca... io arrossita ma già bagnata fra le cosce, obbedii e tirai fuori dalla patta di uno dei due, un enorme pisello già eccitatato, ed iniziai a succhiarlo. Il mio padrone chiese all'uomo che avevo in bocca se la cagna era brava a succhiarglielo e lui annuendo sorrise...


l'altro uomo, iniziò a passarsi la mano sul pisello che già si intravedeva indurito attraverso i pantaloni.... Il padrone mi ordinò di aprire la patta anche del secondo e di spompinare anche lui... gli uomini seduti vicino sul divano, mi guardavano mentre passavo con la bocca da un cazzo all'altro... Li spompinai per un bel pò, poi il mio signore, mi ordinò di mettermi in ginocchio per terra davanti a lui e di succhiargli il pisello... mi spostai a carponi verso di lui, con gli umori della mia fica che iniziavano a colarmi tra le cosce, e gli altri due uomini, iniziarono a spogliarsi completamente mentre ammiravano il mio padrone che mi scopava la bocca, e guardavano i miei buchi che erano già aperti e bagnati.


Mentre succhiavo, i due si avvicinarono ed uno si posizionò dietro di me ed iniziò a strofinarmi la cappella sui buchi, mentre l'altro mi si mise con l'uccello vicino al viso... Il mio signore, da bravo padrone di casa, con le mani mi alzò la testa sfilandomi il suo cazzo dalla bocca, e mi avvicinò al pisello dell'ospite e mi spinse la testa con la mano fino ad infilarmi il cazzo del suo amico fino alla gola.... quello che stava dietro di me, appoggiò la cappella sul mio culo, e con un colpo mi affondò il suo uccello nel buco. Un urlo mi si strozzò nella gola già piena di cazzo!


Iniziarono a scoparmi uno nel culo ed uno in bocca, con ritmi sempre più veloci, il mio padrone chiese se la sua cagna era contenta di avere quei cazzi dentro di se, ed io con la bocca piena, annuivo... Lui si alzò, chiese ad uno di sdraiarsi sul divano e mi ordinò di salirgli sopra infilandolo nella mia fica tutta bagnata; all'altro gli disse di montarmi da dietro mentre lui avvicinava il suo cazzo al mio viso... In un attimo, mi ritrovai con un cazzo nella fica, uno nel culo e l'altro in bocca! Era una sensazione meravigliosa essere riempita contemporaneamente nei 3 buchi del piacere e continuavo a provare orgasmi a raffica! Mi sbattevano e mi dicevano che ero una gran bella troia affamata di cazzi! Mi chiedevano se mi piaceva ed io ovviamente annuivo e loro mi sbattevano sempre più forte! Sentivo i miei buchi che si spaccavano ed il mio padrone tenendomi la testa fra le mani, mi scopava la bocca fino a togliermi il respiro! Di colpo, il mio signore disse ai suoi amici di sfilarmi i cazzi da dentro. Mi fece inginocchiare in mezzo a loro che nel frattempo si erano alzati, e mi ordinò di aprire la bocca perchè dovevo ricevere il succo del loro piacere....io da brava cagna obbedii, aprii la bocca, tirai fuori la lingua ed aspettai... dopo qualche secondo, schizzi di sborra riempirono la mia lingua, la mia gola ed il mio viso, scolando giù sul collo fino alle mie tette... Mentre sborravano tutti e tre gridavano: "Bevi cagna! Bevi tutta la sborra da brava cagna quale sei!"....


Appena finito, io rimasi a terra piena di sborra che colava ovunque, gli ospiti se ne andarono ringraziando il mio padrone, ed una volta soli lui mi ordinò di andarmi a fare una doccia e di tornare subito da lui perchè voleva usarmi ancora............................


P.

 


Ndr. Testi di Madame P.


sabato 3 luglio 2010

Sangue e sesso

L. aveva sempre odiato fare sesso quando aveva le mestruazioni. Ormai suo marito sembrava rassegnato: in quei giorni, L. era scontrosa, inavvicinabile. E il sesso era l'ultimo dei suoi pensieri.


Una di quelle sere "proibite", mentre suo marito si infilava nel letto accanto a lei, L. potè vedere la sua erezione, sotto il pigiama. Dopo essersi disteso accanto a lei, il marito le sfiorò i fianchi con il sesso duro, poi cercò di accarezzarla sulle spalle. Quando la mano le raggiunse i seni, L. si girò e lo colpì violentemente con uno schiaffo. Potè vedere un lampo di rabbia negli occhi del marito. Ma fu solo un attimo. Laura si girò dall'altra parte, sentendosi un pò in colpa, si rannicchiò e cercò di addormentarsi.


Quella notte, L. si svegliò sentendo un piacevole calore tra le gambe. Capì che era il sangue delle sue mestruazioni. Poi si rese conto di essere immobilizzata. Non era un sogno: le sue mani erano legate, non riusciva a muoverle. Cercò di gridare, ma capì di essere imbavagliata.


Vide un uomo in piedi nella penombra della stanza: era suo marito. Lui le accarezzò distrattamente i capelli, come se la situazione fosse normale. Poi le prese una caviglia, e cominciò a legarla, con calma, alla sponda del letto.


L. cercò di scalciare a più non posso, ma lui continuò a legarla con fare indifferente, come se fosse qualcosa che faceva tutti i giorni. I mugolii di Laura passarono dal tono della paura a quello della rabbia. Se il marito le avesse tolto il bavaglio, avrebbe sicuramente cercato di morderlo. Quando la caviglia sinistra fu legata saldamente alla sponda del letto, il marito passò a quella destra, evitando accuratamente i calci che Laura cercava di dargli.


Ora L. era completamente legata. Le sue caviglie erano fissate agli angoli del letto. Le sue gambe erano così aperte che si sentiva quasi squartata. Un filo del sangue delle mestruazioni le colava lentamente tra le natiche. Probabilmente il sangue aveva già macchiato le lenzuola. Laura si sorprese ad annotare mentalmente che il giorno dopo avrebbe dovuto cambiarle.


Suo marito si sedette su di lei, poco sotto i suoi seni. Il suo peso le impediva quasi di respirare. Era nudo, e il suo sesso era duro. Lo strofinò lentamente sui suoi seni, in silenzio. Poi baciò la fessura tra i suoi seni, a lungo, lasciandole sulla pelle molta saliva. Laura mugolava ancora di rabbia, e cercava di divincolarsi. Sentì il sesso del marito scivolare tra i suoi seni, mentre le mani li impastavano con forza, come se fossero pasta di pane.


Poi il marito si alzò. Finalmente L. poteva respirare: i suoi mugolii di rabbia aumentarono. Ma il marito si inginocchiò tra le sue gambe spalancate, ed il suo sesso entrò in lei, come nel burro fuso.


Mentre il marito le afferrava i fianchi per prenderla meglio, L. poteva sentire la sua vagina calda, aperta, per accoglierlo. Ora, le sembrava di essere sempre stata in attesa di quel fallo, che la apriva ogni volta di più. Entrava e usciva con facilità, tra gli umori e il sangue delle mestruazioni. Ora L. desiderava che fosse parte di lei. L. non grugniva più. Era immobile, tremante, in attesa di quel cazzo. Il marito la sbatteva con sempre più forza. Quando si fermava per un attimo, per afferrarle meglio i fianchi intrisi di sudore, L. si sorprendeva a desiderare che lui riprendesse subito.


Il marito si fermò per un attimo, si chinò su di lei e le sussurrò all'orecchio: "So quanto ti piace. Sei sempre stata la mia troia." L. non grugniva più, ora, e non si dibatteva. In silenzio, il marito continuò a sbatterla, tenendola forte per i fianchi, fino a che lei non ricominciò a mugolare. Questa volta, di piacere.

 




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domenica 27 giugno 2010

Un sogno ricorrente

L. aveva un sogno ricorrente. Sognava di trovarsi in un posto sconosciuto, una specie di locale notturno. Un posto caldo, affollato. Sentiva delle voci di stranieri. Nel sogno, L. non poteva muoversi, non sapeva perchè. Mani di sconosciuti l'accarezzavano, ma lei non poteva vederli. Le sue gambe erano aperte, vergognosamente aperte, ma lei non poteva chiuderle. Dita sconosciute percorrevano il suo corpo. Il suo sesso si bagnava. Vergognosamente. Dita frugavano all'interno del suo sesso, vibravano dentro di lei, la facevano godere.


Poi L. si svegliava, col sesso bagnato. Vergognosamente bagnato. Laura sapeva di godere molto durante quei sogni. Ma erano solo dei sogni. L. si svegliava, si lavava, tornava alla sua vita di tutti i giorni.


Una notte, il sogno ritornò, più piacevole del solito. Per la prima volta, L. vide il viso di uno degli sconosciuti che accarezzavano il suo corpo. Era un uomo bello, muscoloso, che parlava in una lingua straniera. L'uomo le accarezzò a lungo i capezzoli, facendoli indurire, poi glieli strinse forte. Quando le dita dell'uomo entrarono nel suo sesso già bagnato, L. godette subito.


L. capì perchè, nel sogno, era costretta a tenere le gambe vergognosamente aperte: era stata legata. Ora sentiva la ruvidezza delle corde sulla sua pelle. L. capì che questa volta non era un sogno. Si trovava in una specie di locale notturno, legata carponi su di un palcoscenico, con le gambe divaricate, il sesso esposto. Sentiva i clienti del locale ridacchiare. Lei avrebbe voluto morire per la vergogna.


L. sentì le mani dell'uomo sul palcoscenico che le apriva le natiche, per mettere in evidenza il suo sesso, ed anche l'apertura più piccola. Sembrava che quell'uomo fosse una specie di imbonitore, che la stava mettendo in vendita. L. cercava di divincolarsi, di richiudere le sue natiche. Ma l'uomo era troppo forte, lei era legata: lottare era inutile. Ad un certo punto, l'uomo appoggio' sul sesso di L. una specie di vibratore, e lo mosse con perizia, fino a farla mugolare di piacere. L., rossa di vergogna e di eccitazione, sentiva i succhi del suo sesso colare lentamente tra le cosce.


Poi un altro uomo salì sul palcoscenico. L. stava quasi per gridare. Ma l'uomo estrasse il suo sesso, già duro, e lo infilò tutto dentro la sua bocca, come un bavaglio. Il sesso entrò dentro di lei, fino a toglierle il respiro, fino a che le sue labbra non si chiusero sui testicoli, e i testicoli non le sfiorarono i seni. Le mani dell'uomo premevano con forza sulla nuca di L. . L'uomo sfogava il suo piacere nella bocca di L. , con movimenti lenti e ritmici, con calma, con forza, quasi soffocandola.


Dietro di lei, L. sentì le dita di un uomo che violavano la sua apertura più stretta, la forzavano. Poi sentì la punta del sesso eretto dell'uomo premere forte sul suo ano. L'uomo la violò con forza, facendole male. L. provò a divincolarsi, a lottare, a resistere. Cercò di gridare, mentre il fallo dell'altro uomo nella sua bocca soffocava le sue grida. L'uomo dietro di lei la penetrò con ancora più forza, aprendola letteralmente. Fu allora che L. ebbe un secondo orgasmo. Cercò ancora di divincolarsi, ma non poteva dissimulare a sè stessa il suo piacere, che raggiunse un nuovo culmine quando sentì lo sperma dell'uomo sgorgare copioso dentro di sè. Ora il sesso dell'uomo che le riempiva la bocca, come un bavaglio, dissimulava i suoi gemiti di piacere.


Quando il primo uomo che aveva goduto nella sua bocca si tirò indietro lentamente, L. vide che ce n'era un altro, col sesso già duro fuori dai pantaloni, che aspettava.


Fili di sperma e di saliva colavano dalla bocca di L. . Il suo ano era ancora un pò aperto, quasi in attesa di essere ancora riempito. Ne colava un filo di sperma, che si mescolava ai succhi del suo sesso, scendendo tra le gambe. Quando sentì la punta di un nuovo fallo premere sul suo ano, ora facile da violare, umido e accogliente, Laura, ebbe un brivido di piacere, che cercò di dissimulare. E restò in attesa, tremando.





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Agenzia ACME: Pulizie di casa

Per le pulizie del mio appartamento mi rivolgo ormai da anni a un'agenzia specializzata, una delle migliori del settore.


All'inizio, prima di scegliere la ragazza giusta per le pulizie di casa, pretendevo di vederne le foto, e poi di incontrarla personalmente. Per me era importante verificare personalmente l'efficienza, la precisione e la docilità delle ragazze. Prima di sceglierle, spesso sottoponevo le ragazze a una rigorosa ispezione fisica.


L'agenzia che reclutava le ragazze disponeva di appositi locali, molto accoglienti, per questo tipo di ispezioni. Qui, le candidate si facevano trovare nude, a quattro zampe, con le natiche larghe e ben esposte, su dei tavoli bassi. Di solito, mi limitavo a controllare che il sesso e l'ano fossero permettamente rasati, sfiorandoli con le dita. A volte, verificavo la docilità delle ragazze, infilando un dito bagnato di saliva nel loro ano. Dovevano aprirsi docilmente, lasciar entrare il mio dito, lasciarlo scorrere con facilità, e poi succhiarlo con dedizione, quando lo estraevo e lo infilavo nella loro bocca per ripulirlo.


Ormai l'agenzia ha capito esattamente il tipo delle mie esigenze, e non controllo più le ragazze prima di farle venire a casa. Ieri mattina é arrivata l'ultima. Era una giapponese. La sua divisa era perfetta. Dopo esser entrata, si è messa carponi, con la gonna sollevata e le natiche ben aperte. E' rimasta così, guardandomi con sottomissione, in attesa di ordini. E' perfetta. Io stesso non avrei potuto scegliere di meglio.







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domenica 16 agosto 2009

Il mio incontro con S.

Conobbi S. per caso, una sera, in chat. Forse lei cominciò a desiderarmi fin da quella sera. Non so perché. Continuammo ad incontrarci in chat, senza rivelare i nostri veri volti.

S. imparò ad aspettarmi, in chat, indossando una gonna corta, in modo da potersi velocemente sfilare le mutandine, quando io glielo ordinavo. Imparò a restare seduta, davanti alla tastiera, con la gonna sollevata, e le natiche a diretto contatto con la sedia. Imparò ad infilare le mani sotto le sue natiche, allargandole, in modo da sentirsi ancora più aperta, esposta, mentre leggeva sullo schermo i miei messaggi. Di solito, io cominciavo descrivendo come avrei usato la sua bocca, senza riguardi, spingendo il mio sesso fino in fondo alla sua gola.

S. era felice di eseguire i miei ordini in chat. Di essere la mia puttana virtuale. Cominciai a chiamarla sul cellulare, dopo averla fatta eccitare in chat, per darle direttamente, a voce, i miei ordini.

S. era pronta. Volevo che conoscesse il sapore del mio sesso. Ci incontrammo, come per caso, in un bar, in un grande centro commerciale. Mentre parlavamo del più e del meno, in mezzo alla folla, io scrutavo il suo viso, per capire, se dopo, sarebbe stata mia.

S. mi chiese accompagnarla alla mia auto, senza dirmi cosa aveva deciso. Quando entrò in auto, si sfilò le mutandine, in silenzio. Poi mi guardò. Io la baciai dolcemente sulla bocca, e guidai l'auto verso un posto appartato, frequentato dagli innamorati. Mentre guidavo, una mano era tra le sue gambe, sul suo sesso, e lo accarezzava. Lei aprì le gambe, per essere più accessibile. Dopo un po', il suo sesso era già bagnato.

Quando arrivammo, fermai l'auto, estrassi il mio sesso già duro, e la guardai. Lei si chinò su di me, socchiudendo gli occhi, e sfiorando la punta del mio fallo con la sua lingua. Poi lo ingoiò lentamente, sospirando, come un dono che desiderava da tempo.









lunedì 3 agosto 2009

L’educazione di S.

S. sta imparando a servirmi. Se la bacio, la sua bocca si apre languidamente per me, e tutto il suo corpo si abbandona. Quando è con me, non deve mai usare mutandine. Lei lo sa, glie l'ho insegnato. Se le mie mani vanno sotto la sua gonna, lei apre le gambe, obbediente. E spinge il bacino in avanti, per offrirmi meglio il suo sesso.


Ormai, quando le mie dita accarezzano il sesso di S., lo trovano già pronto, aperto. Mi piace che lei sia cosi' cagna, con me. Mi piace sentirla mugolare di piacere, quando la penetro con le dita. E poi, ad un mio cenno, è pronta a mettersi in ginocchio, piegata in avanti, sul divano. Con le gambe ben aperte, ed il sesso esposto, in attesa di essere penetrata dal mio fallo. Lei lo riceve con gioia, ogni volta, come un dono inaspettato.


E' ora di completare l'educazione di S. . Di usare la sua apertura più stretta. E di rendere quell'apertura agevole, facile da usare, come il suo sesso. La prima volta, non sarà facile forzarla. Ma sarà bello. Lei sarà mia, completamente.


S. è piegata sul divano, aperta, tremante, in attesa di essere penetrata. Le mie dita, muovendosi dentro di lei, la fanno eccitare più del solito. Volutamente. Poi, bagno un dito con la saliva. E lo infilo, lentamente, nel suo ano. Lei cerca di ribellarsi, per il dolore, per la vergogna. Ma con l'altra mano la tengo ferma, premendo la sua schiena sul divano. Spingo a fondo, e poi muovo veloce il mio dito dentro di lei, arrivando, alla fine, a strapparle mugolii di piacere. Finchè il piacere vince sul dolore e sulla vergogna.


Ora, S. è pronta per essere sodomizzata. Appoggio la punta, dolcemente ma con fermezza, nella fessura tra le sue natiche. Le allargo con le mani, e comincio lentamente a penetrarla.












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domenica 2 agosto 2009

Sogno del bosco



Stanotte ho sognato di essermi inoltrato nel fitto di un bosco. Camminavo lentamente nella penombra, aspirando i profumi lievi che provenivano dagli alberi, dall'erba, dai cespugli. A volte mi fermavo per accarezzare la morbidezza del muschio che copriva la corteccia di un albero.

Da un cespuglio di felci ho visto emergere una donna, nuda, selvatica, che camminava a quattro zampe con un passo elastico, da fiera. Mi si è avvicinata cautamente, con diffidenza, fiutandomi. L'ho accarezzata, prima timidamente, poi con più sicurezza. Ho percorso le sue labbra con le dita. Ho accarezzato i suoi capezzoli fino a farli diventare duri. Ho baciato i suoi capelli. Ho fatto dischiudere il suo sesso sotto le mie dita. L'ho sentita aprirsi, bagnarsi, mugolare di piacere.

Poi è scappata, nascondendosi di nuovo in mezzo alle felci, nel fitto del bosco. Ho ripreso la mia strada. Chissà se la rivedrò ancora.