lunedì 29 novembre 2010

Solo un titolo: Seni da succhiare



Seni da succhiare

piccoli o grandi,
marmorei o color dell'ebano,
dai capezzoli rosa chiaro o rosso scuro,
li amo tutti

domenica 28 novembre 2010

Riverbero


(da: Le storie di Imen)

Pronta per la punizione



(dal diario di una schiava)

(Lui mi frustava sempre, prima di usarmi)
(mi baciava sulla bocca, con dolcezza, a lungo, poi mi legava al letto con le gambe ben divaricate ...)
(usava un frustino leggero, che all'inizio sembrava quasi accarezzarmi ...)
(dopo qualche minuto, subentrava il dolore ...)
(le mie natiche diventavano bollenti, sobbalzavo ad ogni colpo ...)
(allora Lui mi imbavagliava con un foulard di seta, oppure usando le mie stesse mutandine, che prima mi ero orgogliosamente tolta davanti a Lui ...)
(poi sfiorava le mie natiche con la punta delle dita ... potevo sentirlo percorrere delicatamente la mia pelle bollente ... avevo la sensazione che scrivesse su di me, con la punta delle Sue dita ...)
(nel percorrere la mia pelle, le Sue mani si avvicinavano sempre di più al mio sesso, fino a sfiorarlo ... poi apriva con forza le mie natiche con una mano, e spingeva le Sue dita dentro di me, fino in fondo ... ogni volta, gridavo ... ogni volta, mi rendevo contro di essere già aperta e bagnata ...)
(Lui continuava a frustarmi tenendo una mano dentro di me ... faceva vibrare le  dita nella mia vagina, le spingeva fino in fondo, dentro, dentro, dentro di me ...  sapeva bene come farmi eccitare, sapeva bene come alternare al piacere il dolore della frusta ...)
(quando aveva finito di frustarmi, ero morbida e sfatta come una bambola di stoffa ...)
(e il mio sesso era fradicio di piacere ...) 
(Lui si chinava su di me, mi sfilava il bavaglio e  mi baciava di nuovo sulla bocca, a lungo ...)
(poi si distendeva su di me, apriva le mie natiche con le Sue mani, e sentivo il Suo cazzo entrare in me ...)
( ... era un sensazione divina ...)
(mi scopava a lungo così, da dietro, afferrandomi per le spalle o per i capelli per godere meglio ...)
(i Suoi fianchi si sollevavano e poi si abbassavano su di me, senza fine, come le possenti onde dell'oceano ... ad ogni Suo colpo io gemevo di dolore: le mie natiche erano brucianti per le frustate ... ma il piacere che mi dava il Suo cazzo era una sensazione divina ... Lo imploravo perchè mi sbattesse più a fondo, perchè mi sfondasse ...)

(...)


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Oltre il delta di Venere by S. Naporaz is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.

Prostituta sì, ma solo al chiuso





Meglio se nei palazzi di potere. Questa sembra la filosofia che sta alla base del passaggio sulle prostitute del nuovo pacchetto sicurezza. Eppure fanno tutte lo stesso mestiere. Eppure è straniera la puttana in strada come lo è quella che frequenta le ville del premier.


Per quella in strada c’è il foglio di via. Per quelle che invece vanno in giro come escort c’è una promozione sul campo.


Quindi dove sta il problema? Perchè se davvero il governo volesse combattere la tratta delle donne straniere si interesserebbe al circuito di fanciulle dell’est che abbiamo visto ieri sera ad annozero.


Si tratta di una preselezione tra sexworkers buone e cattive? Quelle che vanno a palazzo staranno bene e quelle che stanno in strada, quindi stanno peggio, le puniamo?

Ma lo sa Maroni che costringere una prostituta a nascondersi in luoghi privi di illuminazione e presenza di altre persone significa condannarle a morte?

Lo sa che significa ricacciarle nel territorio dei protettori dove tutto può succedere? Lo sa che quelle donne saranno carne da macello per clienti e sfruttatori?

Perchè è escluso che la prostituzione cessi e dunque renderla sempre più clandestina significa soltanto creare ulteriori condizioni di pericolo per le donne.

Come dire: facciano quello che vogliono, si facciano ammazzare, purchè non sia visibile nelle città la deprimente visione di quella lunga fila di clienti, italiani, che va a fare i puttan-tour.

Si condannano alla clandestinità le prostitute per proteggere i clienti?

Perchè non rispondere invece alle richieste di regolarizzazione che il sindacato delle sex workers da sempre fa? Perchè le donne non debbano pagare in termini di sicurezza un vezzo che è tutto maschile. Perchè possano esigere eguali diritti e servizi assolvendo ad eguali doveri. Perchè possano sentirsi cittadine di serie A come tutte le altre lavoratrici precarie di questo mondo.

Solo in un tempo storico preciso avveniva quello che avviene ora. Quando le puttane di strada venivano trattate come corpi senza pelle e senza vita mentre le concubine vivevano a palazzo. C’erano le monarchie, poi c’erano gli harem, quelli in cui la regina occupava lo scranno accanto al re mentre le “favorite” stavano a farsi bagni e a farsi belle per la notte.

A Palermo – così almeno si vocifera – la concubina, di origini orientali, ha avuto perfino una casa e un intero parco, oltre che una stanza a palazzo dei normanni, dedicati.

Puttane solo per i ricchi. I poveri potevano solo infrattarsi in buie caverne dove stupravano donne senza rispettare nessuna norma igienica.

Tanti secoli sono passati e siamo ancora punto e accapo.

E quello che è più grave è che la cosa non ci sorprende per niente.


Fonte: Femminismo a Sud



Writing is my Freedom


 

Oh, yes, baby, suck my dirty words ...



Solo un titolo: Amore

Solo un titolo: Bacio


 

(reblogged from jaaf's soup)

sabato 27 novembre 2010

Fammi godere, schiavo!


 

(era cominciato tutto per gioco ...)

(forse non avrei dovuto farmi legare così da Katia, dopotutto non la conoscevo abbastanza)

(l'avevo conosciuta solo poche ore prima, in discoteca ...)

(Katia era affascinante e molto perversa, l'avevo capito subito ...)

(mentre andavamo a casa sua, in auto,


lei teneva una mano sul mio cazzo ... che era duro da scoppiare ...)


(quando arrivammo a casa di Katia, lei si inginocchiò,


aprì la cerniera dei pantaloni e mi prese il cazzo in bocca ...)


(poi mi chiese se volevo fare un gioco, se volevo essere legato ...)


(io accettai subito)


(Katia mi disse di spogliarmi, poi mi guidò verso il letto,


con il suo passo felpato,


stringendo con una mano la punta del mio cazzo duro,


come se fosse una maniglia ...)


(mi fece stendere sul letto e cominciò a legarmi, prima le caviglie, poi i polsi ...)


(capii subito che Katia era molto brava con le corde ...


i suoi nodi erano perfetti ...)


(...)


(continua)


Senza parole: Estasi